Angel Olsen – All Mirrors

All Mirrors

Alberta Aureli per TRISTE©

Sono tutti gli specchi possibili e le considerazioni infinite da imbastire e sfilare, cucire i pezzi insieme dimenticandosi di fermare i fili.
Ogni filo porta a una storia, ogni storia alla voglia di cambiare qualcosa di sé.
La certezza è l’impossibilità di vedersi ancora nello stesso modo, immutati e inermi, la rabbia di essere stati per troppo tempo fermi e confusi.

Le parole sono tante e Angel Olsen accompagna l’uscita di All Mirrors senza risparmiarsi, come chi ha iniziato un discorso e non ha ancora messo un punto.

I toni folk mutano in impianti eclettici, rock e sinfonici più vicini all’inquietudine che alla melodia. “Molte canzoni per me parlano di abusi verbali”- dice in un’intervista– “e di persone che dicono di sostenermi, come gli uomini della mia vita”.
Riferendosi ai primi dischi, e ai primi anni della sua carriera – dice -“la sensazione era sempre quella che la gente credesse che fossi triste e che rimanessi chiusa a scrivere le mie canzoni tristi”.

E poi – “molti hanno voluto interpretare la mia musica e le mie opinioni come quelle di una femminista, ma non mi va di ricoprire quel ruolo”.

All the things you think you’ve come to understand, sono tutte le cose che credi di aver capito di me, e non è perché non ti amo, solo non ho tempo di spiegare ancora (Tonight). Fuori da tutti i fraintendimenti possibili, lontano dai vecchi amori, come in What it is, (dove non sempre le persone mettono la stessa energia e non sempre si risparmiano dall’essere manipolatòri, proponendo il loro vuoto e il loro bisogno come amore) è tempo di dare alle parole un significato nuovo e a sé stessi una definizione precisa che non rimandi all’immagine riflessa.

Per questo e perché nulla somigli a ciò che è stato All Mirrors costruisce un impianto epico e poliedrico capace di toni cangianti e dolci (Spring) e di esplosioni rock (Lark). La possibilità di cambiare vita, identità, musica e atmosfera, mettendo in scena sé e la propria ombra, il lato oscuro di chi ci circonda e la paura che può farci, sembrano il vero centro di questo disco e la voce di Angel Olsen rende credibile ogni passaggio interpretando ogni sentimento e vibrando ad ogni richiesta I needed more, needed more than love from you I needed more, needed you to be with me.

Quando poi deve spiegare perché ha affidato agli archi l’unica costante sonora di All Mirrors, racconta che il giorno del suo compleanno, il 22 gennaio, quando era bambina, i genitori la portavano a sentire la musica sinfonica o a vedere il balletto, così quando ha iniziato a registrare questo disco ha prenotato una famosa sala di registrazione a Los Angeles con i suonatori di archi, era il 22 gennaio anche allora, e ha pensato che fosse un buon modo per festeggiare il suo compleanno.

Auguri allora, in anticipo ma con la certezza che tutto va bene già adesso.

 

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