The Luxembourg Signal – The Long Now

Francesco Amoroso per TRISTE©

Quante cose ci sarebbero da dire.
Quanti argomenti “seri” e vitali da affrontare.
Quanto può sembrare futile, in queste circostanze, tornare a parlare di argomenti non “essenziali”.
Eppure, a prescindere dal fatto che sarebbe sempre opportuno parlare solo di ciò che si conosce, è proprio in momenti come questo che le cosiddette attività “non essenziali”, quelle cioè che non sarebbero utili alla stretta sopravvivenza, secondo una concezione della vita strettamente legata all’economia, al mercato e alla produzione, assumono un’importanza straordinaria, vitale.

E, allora, senza la presunzione di avere risposte a tutte le domande che spontaneamente e inevitabilmente ci arrivano alla mente, proviamo a parlare ancora di musica.
Del resto è per questo che siamo qui. Le risposte e ciò che riguarda le attività “essenziali” potete (forse) trovarle altrove.

Parliamo di musica (registrata, naturalmente, perché di quella dal vivo chissà quando potremo parlare di nuovo), parliamo del terzo lavoro di The Luxembourg Signal.

Se con l’uscita del loro omonimo album di debutto su Shelflife nel 2014, The Luxembourg Signal avevano immediatamente colpito nel segno, attirando un nutrito seguito di appassionati dell’indie pop e del dream pop, grazie alla loro attitudine melodica, alle voci carezzevoli e angeliche e a sonorità sempre in bilico tra modernità e nostalgia, è stato il successivo album, Blue Field, del 2017, a consacrare la band, i cui componenti vivono tra gli States e l’Inghilterra, rivelando le loro capacità di espandere e sviluppare le sonorità già presenti nell’esordio in maniera più audace e originale, pur mantenendo sempre il marchio di fabbirca del miglor Dream Pop.

The Long Now, uscito ancora una volta per Shelflife negli Stati Uniti e per Spinout Nugget in Europa, è la conferma delle straordinarie doti melodiche di una band in continua evoluzione che, avendo oramai inglobato nel proprio suono anche sonorità più oscure, ha reso più profonda e articolata la propria offerta musicale. Nelle dieci canzoni che compongono l’album ci troviamo di fronte a una realtà dai tratti indistinti, in una dimensione liminale tra il sogno e la realtà, tra l’effimero e il senza tempo.

“The Long Now” (locuzione coniata da Brian Eno) si riferisce a una percezione del tempo che, in contrapposizione alla modalità frettolosa di vivere la vita con lo sguardo sempre rivolto in avanti (o alle nostre spalle), rivaluta e conferisce senso al nostro breve ma significativo passaggio nel presente.

E, ben lungi dall’essere effimera o addirittura non essenziale, la musica di The Luxembourg Signal è un continuo muoversi tra il presente, il futuro e il passato, riecheggiando sonorità acquisite (e amate) e rendendole attuali, regalando brani imprescindibili e carezze sonore di delicatezza commovente. Canzoni come “The Morning After”, la dinamica “2:22”, la celestiale “Lost Hearts” o l’oscura “Mourning Moon”, riescono a rimanere profondamente radicate per terra, pur trasportandoci con la testa tra le nuvole, e diventano beni di prima necessità, anche e soprattutto in momenti come quello che stiamo vivendo.

Tra dream-pop e shoegaze, con l’uso di synths fluidi e dal sapore vintage (“I Never Want to Leave”), di chitarre scintillanti, delle voci eteree e immortali di Beth Arzy e Betsy Moyer e di una sezione ritmica che non fa mai mancare il proprio puntuale supporto, “The Long Now” è un album che non ha alcuna intenzione di cambiare il mondo (e neanche il mondo della musica), ma sprizza sincerità e passione da ogni nota.

Non è, probabilmente, un caso, quindi, che l’album si chiuda con la magnifica e coinvolgente “When All That We Hold Decays”, che, sin dal titolo, sembra la perfetta colonna sonora per il 2020, vagheggiando un passato più luminoso e pieno di promesse, senza per questo essere priva di speranza e di volontà di superare le avversità.

La ricreazione è finita. Torniamo alle attività “essenziali”.


Oppure no. Facciamoci un altro giro nel mondo di The Luxembourg Signal. e poi un altro e un altro ancora. Finché tutto questo non sarà soltanto un lontano e brutto ricordo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...