White Flowers – Within A Dream

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Il bianco è il colore che simboleggia la vita, la luce, il candore e la purezza. Eppure in culture diverse dalla nostra (in alcune culture orientali, per esempio) è un colore legato alla morte, mentre in India, pare, sia addirittura simbolo di infelicità.
I fiori bianchi così, per noi occidentali, sono da sempre collegati alle cerimonie religiose, quelle nelle quali si vuole esprimere la purezza del sentimento che le accompagna.

Non so se fosse questa l’idea che i due giovani di Preston, cittadina inglese del Lancashire a due passi dal “confine” gallese, volessero esprimere quando hanno scelto di chiamare la propria band, appunto, White Flowers”, eppure, in qualche modo, trovo il nome molto appropriato.

C’è, in effetti, qualcosa di puro e luminoso nella pur oscura musica che Joey Cobb e Katie Drew hanno, da un paio d’anni a questa parte, cominciato a far trapelare attraverso varie uscite “sotterranee”: prima una cassetta per la minuscola etichetta Bingo nel 2019 (“Glimmer”) e poi due 12″, in edizione limitatissima, per la sempre più interessante Tough Love.
Ai due dodici pollici dello scorso anno (“Day By Day/Katy Song” uscito in sole 100 copie e “Night Drive/Portra” uscito in 150 copie) si è aggiunto in questi giorni il primo vero e proprio e.p. della band, “Whitin A Dream” che, stampato in “ben” 300 copie, contiene quattro brani che definiscono in maniera ancora più nitida le sonorità e l’immaginario estetico della più che promettente band inglese.

Sin dai primi timidi vagiti di “Glimmer” era chiaro che Joey e Katie, nonostante la giovanissima età, fossero orientati verso suoni che si rifacevano al passato, soprattutto a quegli anni ottanta che, sebbene siano sempre più lontani, sembrano essere, da qualche tempo a questa parte, nuovamente inesauribile fonte di ispirazione per tante band che fanno propri gli insegnamenti del post punk e della new wave inglese dell’epoca.

Le quattro canzoni del nuovo e.p. sono state concepite durante i vari periodi di isolamento forzato che si sono succeduti e riflettono inevitabilmente l’umore tetro del momento, esplorando la fragilità psicologica e i dubbi sul ruolo dell’individuo in un mondo sempre più strano e frammentato. Eppure riescono, con le loro sonorità sognanti ed eteree, a concedere momenti di luminosa e pura bellezza e sprazzi di quiete.

Se nelle due precedenti uscite la band aveva lavorato con Jez Williams dei Doves, l’e.p. stavolta è prodotto da Ali Chant, che ha già lavorato con artisti della levatura di PJ Harvey, Perfume Genius e Portishead, e combina registrazioni casalinghe e in studio in maniera mirabile, dimostrando la maturazione dei White Flowers, sempre più a loro agio con la loro personale rielaborazione di atmosfere dreampop e post-punk, integrate con estrema naturalezza e semplicità con un’elettronica carsica ma persistente, che fa tornare alla mente le prime uscite della Warp Records di trenta anni fa.

La title track è esemplare in questo senso: si apre su sonorità decisamente post punk, con un basso pulsante e profondo, synth dal suono gelido e una chitarra trattata che rimanda da vicino ai primi Cocteau Twins, e, quando entra la voce eterea e flautata di Katie, parte una base elettronica tagliente e ipnotica che accompagnerà il brano fino al ultima nota.
La canzone che segue, “Blue May”, è più soffice e dreamy, quasi lynchiana nel suo incedere pop noir e nella vocalità alla “Julee Cruise” e, per quanto decisamente più convenzionale, cresce con il sovrapporsi di strati sonori, fino al climax finale che porta in territori onirici.

“You Caught Me” è il brano più immediato dell’e.p. e anche quello più riuscito: un classico dream pop fatto di strati di chitarre, voci, sintetizzatori e un complesso pattern di batteria, suoni che, deformati e ricampionati, sono assemblati in un vero e proprio caleidoscopio ipnotico e coinvolgente che proietta una luce intensa sul lavoro dei giovani inglesi.

Dopo aver scelto di reinterpretare (magnificamente) i Red House Painters e la loro “Katy Song”, come “B” side di “Day By Day”, stavolta la traccia finale dell’e.p. è la cover di un brano di Mama Cass: una dimostrazione lampante di quanto la visione sonora della band sia sempre più definita e piena di personalità. Come accadeva per il brano di Kozelek, infatti, anche con la reinterpretazione di questo classico degli anni sessanta, i White Flowers riescono a fare proprie mirabilmente canzoni dalle sonorità anche molto lontane da quelle da loro predilette.

Avranno anche solo poche canzoni all’attivo questi candidi gigli d’Albione, ma la loro consapevolezza sonora ed estetica, che risulta evidente anche dai video e dalle sempre più caratteristiche copertine degli e.p., interamente concepite e create dal duo, ne fanno una delle band più interessanti del panorama indipendente inglese.
Non ci faremo trovare impreparati quando (speriamo presto) arriverà l’album d’esordio.

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