Vanishing Twin – Ookii Gekkou

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ho sempre avuto la sensazione che gli appassionati di musica formino miriadi di piccoli mondi che, pur orbitando intorno allo stesso sole (la musica, appunto), non riescono mai a incrociare le proprie orbite.
Alla musica ognuno di noi chiede qualcosa di diverso e spesso ciò che è soddisfacente per alcuni, risulta del tutto inutile o eccessivamente ostico, o, magari, assolutamente banale per altri.

Due piccoli mondi musicali che continuano a scontrarsi e non si incontrano praticamente mai sono quello degli appassionati di sperimentazioni sonore e quello di coloro che a una canzone chiedono fruibilità e immediatezza.

Suppongo di fare parte del secondo gruppo, spesso guardato dall’alto in basso da chi a un brano che smuove le viscere (e i piedi) preferisce trovare suoni nuovi e astrusi o riferimenti più o meno colti in ogni singolo passaggio di una canzone, ma, per fortuna, questo poco conta, visto che in un universo in continua espansione e parcellizzazione esiste anche un piccolo pianeta che fluttua nello spazio senza seguire mai la stessa orbita, un pianetino sul quale possono incontrarsi e finalmente fraternizzare gli appassionati delle melodie, quelli che amano le sperimentazioni sonore, i maniaci della citazione e i sentimentali: si chiama Vanishing Twin (il che probabilmente indica che ci sia un pianeta gemello da qualche parte) e, ogni tanto, fa la sua evanescente comparsa all’orizzone.
In queste rare occasioni il consiglio è di prendere la prima navicella spaziale a portata di mano e lanciarsi senza indugio sulle distese sonore di questo magnifico pianeta – che possono presentarsi in bianco e nero o coloratissime, a seconda delle circostanze e dell’occhio di chi le guarda.

Che i Vanishing Twin siano una delle band più originali ed emozionanti del momento era già chiarissimo dai tempi del precedente The Age Of Immunology, ma nel nuovo Ookii Gekkou il misterioso collettivo formato dalla cantante Cathy Lucas (già con Innerspace Orchestra e Fanfarlo), dalla straordinaria batterista Valentina Magaletti (Raime, Tomaga, Uuuu, Neon Neon), dal bassista Susumu Mukai (Zongamin, Floating Points) e dal chitarrista Phil M.F.U. (Man From Uranus) che si occupa anche di strange sounds e librerie musicali, ha decisamente superato se stesso.
La moltitudine di suoni che da sempre informa la loro musica si arricchisce qui di nuove suggestive sfumature, incorporando elementi di afrofunk, di jazz e avant-garde e affiancandoli e amalgamandoli al kraut rock, alla lounge music, alle suggestioni etniche e ai suoni presi in prestito dalle colonne sonore della fine degli anni ’60 e dei primi anni ’70, già presenti nei precedenti lavori, il tutto, sorprendentemente, senza perdere nulla della fruibilità e dell’immediatezza delle loro composizioni.

La band riesce, nei nove brani di Ookii Gekkou, a creare una sorta di universo alternativo nel quale tutta la musica popolare si mescola e si ibrida dando vita a sonorità aliene e stravaganti eppure (basta ascoltare la orientaleggiante quasi-title track) godibilissime e accessibili.
Valentina Magaletti, con il suo drumming inventivo, originale e solido, imprime il ritmo attorno al quale tutto il suono dell’album viene edificato: dal controtempo influenzato jazz di Big Moonlight in poi non c’è un solo momento in cui l’intervento della batteria sia scontato o prevedibile. Il bassista Susumu Mukai contribuisce alla sezione ritmica in maniera altrettanto inventiva con il suo basso smorzato e profondo che incorpora nel suono elementi dub.
Sono poi i suoni delle tastiere e gli strumenti giocattolo, gli xilofoni e i legni a dare colore e consistenza alle canzoni, a renderle aliene e deliziosamente stordenti.

C’è, indubbiamente qualcosa di molto anni ’60 nell’immaginario della band, eppure non si può parlare di passatismo nei loro suoni.
Anzi è proprio l’ibridazione di sonorità e attitudine sixties con strutture e scelte futuristiche a rappresentare la cifra dei Vanishing Twin: nello spoken word The Organism l’arrangiamento che si richiama esplicitamente all’exotica è affiancato dal campionamento di un gatto che fa le fusa, in Wider Than Itself (sulla quale Latetia Sadler è presente alla chitarra) alle sonorità futuristiche di Broadcast e Stereolab, si uniscono la lounge e il krautrock, in Phase One Million la chitarra funky si sposa con il dub e con una melodia pop immediata e atemporale.

Ma, benché le basi strumentali siano così magnificamente dettagliate da poter esistere anche da sole (e non è un caso che nella copia per la stampa siano riproposti tutti i brani anche in versione strumentale), tutte funzionano decisamente meglio con la voce di Cathy Lucas. Una voce che, delicata e piacevolmente cantilenante, descrive melodie cosmiche che fluiscono, si fermano e accarezzano, per poi ritornare a fluire libere nello spazio.
Sono proprio le armonie vocali di brani quali Wider Than Itself e Big Moonlight o del trittico finale Light Vessels (anche se in questo caso la voce è trattata elettronicamente), Tub Erupt e The Lift ad essere il punto più melodicamente elevato e più genuinamente pop(ular) dell’album, il frangente in cui la sperimentazione, il citazionismo colto e la ricerca ossessiva dell’originalità si sposano alla perfezione con il gusto per il ritornello, per la melodia semplice, per i sentimenti.

I Vanishing Twin sono citazionisti, melodici e geniali allo stesso tempo e Ookkii Gekkou è senza dubbio un album superbo che espande notevolmente il classico suono della band ma, naturalmente, sono necessari ripetuti ascolti per disvelare a pieno, piano piano, tutte le infinite sfumature sonore, le intuizioni geniali, i richiami colti e popolari, che caratterizzano questo nuovo lavoro inclassificabile e affascinante che fluttua soave e misterioso nell’iperuranio.

Che siate amanti della melodia o della sperimentazione, che godiate dei richiami colti o preferiate canzoni piene di ritmo e ritornelli, quindi, non si può che rinnovare il consiglio di prendere il primo razzo e planare sul pianeta Vanishing Twin prima che sia troppo tardi.
Chi può sapere quando si verificherà la prossima congiunzione astrale?

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