Alex Pester – Lover’s Leap

Francesco Amoroso per TRISTE©

La gioventù è quel momento della vita di una persona che si colloca tra due momenti fondamentali: l’infanzia e l’età adulta. E’ una definizione vaga e non è possibile stabilire una data d’inizio e una di fine per questo periodo dell’esistenza che, quasi sempre, si rivela decisivo per la formazione della personalità. Una volta i confini erano più chiari, esistevano riti di passaggio che definivano i vari momenti della vita, ma la società moderna, laicizzandosi e diventando sempre più basata sull’individuo, ha progressivamente abbandonato i riti di iniziazione.

Oggi si può essere considerati (o ci si può sentire) giovani fino a cinquant’anni, oppure divenire adulti a venti, a seconda delle circostanze e delle attitudini personali.
E’ per questo motivo che nel raccontarvi di Alex Pester tenterò, per quanto mi è possibile, di usare il meno possibile il termine “giovane”.

Sì, perché è vero che l’artista originario della tranquilla cittadina fluviale di Barnstaple, nel Nord della contea del Devon, in Inghilterra, che ora studia musica alla Bath Spa University, ha solo venti anni, ma ascoltando la sua musica, non lo si può definire che un artista adulto e maturo.
Oddio, certo che guardando le poche foto presenti sul suo sito, con quello sguardo angelico e quei lineamenti delicati che sembrano suggerire una transizione dall’adolescenza priva di traumi, dimenticare che Alex abbia solo venti anni non è facile, eppure, per sgombrare il campo da ogni dubbio, basta ascoltare il primo brano tratto dal suo nuovo album (il terzo (!) a proprio nome, oltre a decine di altri e.p. e progetti collaterali…): si intitola Love On Our Shoulders ed è una suite musicale di ben quattordici minuti, nella quale si susseguono passaggi psichedelici, momenti di delicato spoken word, elegiaci momenti folk, atmosfere sognanti e jam session stralunate. Il tutto senza una sbavatura o un passaggio a vuoto.

E’ immediato comprendere (anche senza sentire niente altro, ma fareste decisamente male a fermarvi qui) come ci si trovi di fronte a un talento immenso che sembra provenire da un’altra epoca: a vent’anni Alex Pester compone, arrangia ed esegue da solo brani che altri artisti non sarebbero mai capaci di creare, neanche in venti anni di carriera. 
Ha cominciato a studiare la chitarra a tredici anni e poi si è messo in proprio per imparare a suonare il basso, il mandolino, l’ukulele, il pianoforte e la batteria. Pare che abbia compreso subito che avrebbe preferito scrivere le proprie canzoni piuttosto che interpretare quelle altrui e così ha da subito iniziato a registrare su un vecchio Mac con software di registrazione piuttosto semplici, cominciando a erigere un universo sonoro proprio nel quale riunire e far convivere le sue precoci passioni musicali.

Nelle sue canzoni, incredibilmente compiute e mature, c’è il folk della Incredible String Band e il pop barocco dei Beatles, la psichedelia gentile dei Love e lo sperimentalismo delle band di Canterbury e di Robert Wyatt, insieme alle trovate sonore astruse di Animal Collective e The Microphones. Sembra che Pester lasci fluire il proprio talento senza innalzare dighe o barriere, facendolo semplicemente scorrere impetuoso come un fiume in piena, ma dagli argini solidi e sicuri.
Le idee contenute in Love On Our Shoulders, da sole, potrebbero essere sviluppate in un album (e che album!): i violoncelli classici si mescolano a frammenti strumentali free form che sembrano arrivare direttamente dal 1972, così come dai primi anni 70 arrivano le reminiscenze folk e il delicato fingerpicking che ne caratterizza i momenti più aggraziati. Ascoltare, dopo un tale lungo viaggio, la semplicissima (eppure assolutamente perfetta con quel suo struggente accompagnamento di archi) My Darling o la quasi esotica Insecurity dà l’esatta dimensione dello sconfinato talento di Alex: come il primo brano è avventuroso e intenso, le canzoni che lo seguono sono magnificamente contenute e docili, perfette miniature, complete di ogni dettaglio, nei loro tre minuti scarsi di durata.

Per il nuovo album Alex ha avuto l’opportunità di lavorare con alcuni musicisti che hanno contribuito ad allargare la già ampia palette sonora delle sue composizioni e, in particolare, gli inserti di trombone e violoncello impreziosiscono gli arrangiamenti già stupefacenti dei diciotto brani contenuti in Lover’s Leap.
Così, tra momenti strumentali dominati da suoni dal gusto antico come l’armonium (Little Boats) o il flauto (Goldfish Bowl), passaggi narrativi (It’s Only Tea), suggestive sperimentazioni sonore (Help Me), rivisitazioni di folk albionico (Building A House), carezze acustiche (The Dinosaur, I’ve Got Mine), squisite dolcezze melodiche (See That You Do, Martha Eliza Small, Rainclouds) e aperture corali (Jackrabbit) è praticamente impossibile soffermarsi su ogni singolo aspetto, sulle mille sfaccettature della densissima materia sonora di cui questo lavoro è composta. Quel che è chiaro, però, è come la qualità di queste composizioni sia elevatissima e quanto il talento di questo artista sia incontenibile.

Alex, in pochissimi anni, ha scritto centinaia di canzoni che ha registrato tra la sua camera da letto e qualche piccola sala dell’Università di Bath, sono suoi tutti i complessi e magnifici arrangiamenti di ogni brano che produce, con incredibile abilità e grande esperienza, ma, se tutto questo non bastasse, ha anche un grande talento come illustratore e disegnatore e si è occupato di tutte le copertine dei suoi album. Il suo disegno per la copertina di Lover’s Leap è denso e intricato, pieno di minuziosi particolari che ribadiscono, per immagini, l’amore e la cura che il musicista inglese ripone in ogni sua singola espressione artistica.

La mente vacilla al solo pensiero di cosa ancora potrà realizzare un artista che, a soli vent’anni, è stato capace di produrre materiale di questo livello, ma è, invece, opportuno focalizzarsi sul presente e sul materiale che, al momento, è a nostra disposizione perché ognuno dei 4.230 secondi di Lover’s Leap va goduto e assaporato con la mente aperta e il cuore colmo di meraviglia e amore.
(Ed è del tutto inutile sottolineare quanto sia giovane).

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