French For Rabbits – The Overflow

Peppe Trotta per TRISTE©

Le ragioni per cui ci si sente particolarmente legati ad un artista o una band a volte non sono circoscritte al solo fattore musicale. Per ognuno di noi esistono canzoni – ma anche interi dischi – che sono testimonianza indelebile di un frammento di memoria o specchio di interi periodi della vita, associati ad una persona cara oppure rappresentano la colonna sonora di un importante momento di svolta.
Come ho già avuto modo di ricordare in occasione dell’uscita di The Weight of Melted Snow, uno dei tanti motivi che mi rende caro il sound dei French For Rabbits è che il loro esordio sulla lunga distanza è coinciso con il mio debutto alla scrittura per TRISTE©.

Dopo uno iato di quattro anni la compagine neozelandese capitanata da Brooke Singer torna con un nuovo Lp pubblicato dall’ottima etichetta romana A Modest Proposal.
Archiviata la rottura sentimentale tra la frontwoman e il chitarrista John Fitzgerald, evento da cui in parte scaturiva il sound profondamente malinconico di The Weight of Melted Snow, l’indie-pop venato di marcate sfumature dreamy dei French For Rabbits torna ad una formulazione al tempo stesso più leggera e maggiormente brillante.

Importante per l’evoluzione e l’arricchimento del suono del quintetto è stato l’apporto di Jol Mulholland affiancato al gruppo in cabina di regia, ma anche soprattutto una evidente maturità artistica particolarmente evidente nelle interpretazioni della Singer e nella cura con cui ogni brano è stato arrangiato e prodotto.

Contrariamente a quel che queste premesse potrebbero suggerire The Overflow è un lavoro delicato e mai come prima introverso, una raccolta tutt’altro che leziosa di canzoni non più incentrate su tematiche ambientali, ma rivolte a raccontare le emozioni altalenanti del vivere quotidiano.
La title-track posta in apertura e la successiva Passenger mettono subito in chiaro gli elementi dominanti del disco: melodie ammalianti a presa rapida e linee ritmiche scandite dalle sequenze sobrie della  batteria di Hikurangi Schaverien-Kaa che con misura danno compiutezza alle tracce senza mai essere invadenti.

I fraseggi  eleganti della chitarra di Fitzgerald combinati alle armonie luminose disegnate dai polistrumentisti Ben Lemi e Penelope Esplin sono il fulcro di strutture folk-pop intimiste (The Outsider, Money or the Bag) e di partiture sognanti innervate sulle risonanze scintillanti dei synth (Poetry Girl, Middle of the House).
La costante di queste raffinate declinazioni sonore è la voce vellutata della Singer capace di cantare di ansia e solitudine in modo lieve e privo di inquietudine costruendo insieme ai suoi sodali un viaggio in musica intenso ed accattivante.

Un pensiero su “French For Rabbits – The Overflow

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