
Francesco Amoroso per TRISTE©
Non avrei mai pensato di parlare, qui o altrove, di un album il cui suono fosse in maniera prominente fondato sulle tastiere. Eppure sta accadendo.
Non che io abbia qualcosa di personale contro le tastiere: è il loro utilizzo da parte della maggior parte delle band attuali che mi convince sempre pochissimo.
Affascinati dalla nostalgia degli anni ottanta, infatti, molti artisti contemporanei si sono lanciati in una sorta di revival, nell’utilizzo di synth vintage per ricreare i suoni e le atmosfere che richiamano alla mente un periodo storico musicalmente affascinate e prolifico, di solito dimenticando (o forse non capendo) che, più che inseguire un suono, gli anni ottanta hanno inseguito sempre le melodie, la costruzione di canzoni che potessero colpire e rimanere impresse nella mente degli ascoltatori, che avessero una loro originalità e peculiarità.



