Kristin Hersh – Clear Pond Road

Primavera Sound 2009: il dilemma di contemporaneità tra i My Bloody Valentine in Auditori (ma già visti precedentemente in main stage) e lo show delle Throwing Muses, mi portava a favorire il gruppo di Kevin Shields.
Con il senno di poi un po’ rimpiango quella scelta, visto che oggi Kristin Hersh, fondatrice, con Tanya Donelly della band di Newport, bostoniana classe ’66, giunta all’album solista numero undici (o tredici?), si conferma figura di riferimento per chiunque voglia abbracciare una chitarra e farne sgorgare un fiume di emozioni e purezza.

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The Hives – The Death Of Randy Fitzsimmons

Sempre in uniforme, sui vari palchi estivi sudano come tocchi di burro senza mai, dico mai, togliersi la giacca. Il cantante spreca tutto il fiato in lunghe declamazioni demenziali per poi sfiatare sulle canzoni. Annunciano l’uscita del nuovo disco con un video di un carro funebre che sgomma sull’asfalto.
Make the Hives album again” era scritto sul penultimo stock di merchandising della band svedese e l’hanno fatto. Dopo dieci anni sono tornati gli Hives e io non potrei essere più felice.

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The Clientele – I Am Not There Anymore

Francesco Amoroso per TRISTE©

J’ai tant rêvé de toi que tu perds ta réalité.
Est-il encore temps d’atteindre ce corps vivant
et de baiser sur cette bouche la naissance
de la voix qui m’est chère ?
J’ai tant rêvé de toi que mes bras habitués en étreignant ton ombre
à se croiser sur ma poitrine ne se plieraient pas
au contour de ton corps, peut-être.”

(Robert Desnos)

Mi ha raccontato Alasdair McLean -in un’intervista che uscirà a settembre per Rockerilla- che adora gli scrittori surrealisti, i cui racconti pieni di visioni sfocate di donne che a mezzanotte vanno in giro sotto la luce gialla dell’orologio, sono stati per lui stimolo e ispirazione. Artisti come André Breton o Robert Desnos hanno fortemente influenzato la musica della sua band, The Clientele. “Ti ho sognato così tanto/ che non sei più reale” recita un verso di Desnos e, intorno a questa poetica, sono nate le canzoni della band inglese che, dal 1997 ad oggi, ha sfornato sei album, cinque e.p., numerosi singoli e un paio di raccolte, senza mai un momento di stanca, una flessione, un cedimento.

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Blur – The Ballad of Darren

Ammettiamolo. Questo disco avrebbe potuto intitolarsi The Ballad of Damon. Eppure il “narcisist” Albarn ha scelto diversamente, preferendo intestare la sua ballata ad un certo Darren che, si apprende, altri non è che Darren “Smoggy” Evans ovvero l’ex guardia del corpo della band e tutt’oggi collaboratore dello stesso Albarn.

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