Francesca Bono – Crumpled Canvas

Esordio è una definizione piuttosto anomala riferita all’opera prima firmata in solitaria da Francesca Bono. Lo è perché l’autrice di stanza a Bologna vanta un’esperienza ventennale in campo musicale collezionando collaborazioni importanti – l’ultima in duo con Vittoria Burattini dei Massimo Volume nell’ottimo Suono in un tempo trasfigurato – e militanza in diverse compagini quali gli Ofeliadorme di cui è fondatrice. Un bagaglio che traspare nitido dalle otto tracce dell’album, rivelato da una scrittura matura densa di rimandi perfettamente inglobati nella propria visione artistica.

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Penny Arcade – Backwater Collage

James Hoare torna con il suo primo nuovo disco dopo la pandemia. Con Backwater Collage” (Tapete) l’ex Ultimate Painting, The Proper Ornaments e Veronica Falls riesce anche questa volta a stregare l’ascoltatore, tanto che il sottoscritto sta recuperando velocemente tutto quanto di prodotto dal musicista londinese nell’ultima decade.

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Brigritte Calls Me Baby – The Future is Our Way Out

Bisogna ammetterlo. Non avevamo saputo tenere molto a freno il nostro entusiasmo al primo apparire sulla scena degli americani Brigitte Calls Me Baby, accolti su queste pagine con mano generosa, prodiga di carezze. Del resto è sempre bello, soprattutto di questi tempi uggiosi e imperdonabilmente allentati, reimparare a perdere la testa per una giovane band senza passato, libera dalle catene di anniversari o ricorrenze da celebrare, annunciata da nient’altro che il rimbombo sublime del suo improvviso esplodere e venire al mondo.

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Cardinals – Cardinals

Di Cork ho un ricordo abbastanza vago, che si colloca pressapoco fra il 2002 e l’anno seguente, non saprei dire con precisione. Ero stato all’epoca sorteggiato, assieme ad altri studenti, come rappresentante del mio istituto superiore (indirizzo classico) in uno di quei viaggi-scambio fra scuole di diversi paesi europei, finalizzati a gemellarne gli scolari. Del viaggio (il primo in aereo peraltro), degli istituti visitati, della città stessa, mi restano come dicevo poche e assai confuse memorie, eccezion fatta, ovviamente, per gli album acquistati in uno dei fornitissimi negozi del centro, che invece ricordo a menadito, anche perché destinati a lasciare solchi profondi nei miei padiglioni auricolari -nell’ordine: Is This It degli Strokes (che ascoltai ossessivamente per tutti i cinque giorni della permanenza), la raccolta Going For Gold degli Shed Seven, Thirteen Tales From Urban Bohemia dei Dandy Wharols e Bitches Brew di Miles Davis.

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Keeley Forsyth – The Hollow

Da quando ha trovato la sua prima formulazione in uno splendido album d’esordio la musica di Keeley Forsyth si è distinta per la sua enfasi dolente ed un trasporto derivante da capacità interpretative fuori dal comune. 
Una cifra stilistica fin da subito centrata e dai connotati chiari che si è abilmente coniugata alla costante voglia di trovare soluzioni differenti disegnando un orizzonte espressivo sempre più ampio. Non stupisce quindi che la terza prova sulla lunga distanza si inserisca in piena continuità con quanto fin qui proposto e al tempo stesso presenti ulteriori elementi di novità.

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