(Make Me A) TRISTE© Mixtape Episode 136: The Jasmine Minks

The Jasmine Minks (©Gary Sloan)

The Jasmine Minks formed in Aberdeen in 1983, they signed to Alan McGee’s Creation Records after submitting a demo tape to Melody Maker magazine. They released a mini six track album in 1984 before releasing their self-titled debut in 1986. The band ceased activity for a few years following albums Another Age and Scratch the Surface but reunited in 2000 to release album Veritas. They signed to McGee’s Poptones label and released Popartglory in 2001. After a period of inactivity, The Jasmine Minks began to play live regularly and record new material in 2017. We Make Our Own History is their first album in 22 years and it is out now via Last Night From Glasgow. The actual line-iup of the band is Jim Shepherd (Vocals, Guitar), Martin Keena (Bass), Dave Musker (Organ, Synths, Theremin, Electric Piano), Tommy Reid (Vocals, Drums, Guitar), Wattie Duncan (Guitars) and Chris Narayan (Tambourine, Road Manager).
The Jasmine Minks were the first real Creation band – their single ‘Think!’ was the fourth single we put out. An amazing unknown gem of a band. Working-class heroes – to me, anyway.” – Alan McGee

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(Make Me A) TRISTE© Mixtape Episode 132: Conchúr White

Conchúr White (©Nathan Magee)

A music graduate who has also worked alongside young people with mental health issues, Northern Ireland singer/songwriter from County Armagh, Conchúr –pronounced Connor– White’s story began in bands. He played in atmospheric indie-rockers Silences before their split allowed Conchúr to develop his solo voice at his own pace. That sense of freedom colours Conchúr’s music. On the Bikini Crops and Dreamers EPs, he filtered the influences of acts such as Arctic Monkeys and Father John Misty into songs at once playful, referential and experiential. The moonlit plea of this year’s Atonia, a cathartic reverie on sleep paralysis, showed White’s melodic and lyrical talents blossoming. White has just announced support dates with John Grant & Richard Hawley on their upcoming tour playing the songs of Patsy Cline, then shows with The Magnetic Fields in Europe in November. His new album, Swirling Violets, will be out 19th January 2024 via Bella Union. An irresistible invitation to float along with White, Swirling Violets is a magic-realist wonder from a new name to reckon with, bathed in a radiant glow. 

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Sam Burton – Dear Departed

Francesco Amoroso per TRISTE©

Non era per niente difficile dire addio.
Man mano che i giorni sfumavano gli uni negli altri,
diventava sempre più facile

(Colson Whitehead – Manifesto Criminale)

È utile chiedersi perché qualcuno fa quello che è chiamato a fare? È una cosa misteriosa. Non so davvero perché mi sento chiamato a fare musica, proprio come mi sembra che molte persone non sappiano perché sono chiamate a fare qualcosa. Ma potrei elencare i motivi per cui la musica mi ha dato un significato. Alla fine l’ho accettato e lo faccio perché è l’unica cosa che potrei fare.“. Così mi ha risposto, qualche tempo fa, Sam Burton, americano di Ogden, cittadina (un tempo scalo ferroviario verso il West) a poche miglia da Salt Lake City, quando gli ho chiesto quale era il motivo per il quale era diventato un cantautore.
La risposta, tuttavia, era probabilmente già scritta, in scintillanti note nere, nel suo secondo album ufficiale, quel Dear Departed uscito all’inizio di questa estate e che l’ha visto esordire per la ormai prestigiosissima Partisan Records.

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Teenage Fanclub – Nothing Lasts Forever

Francesco Amoroso per TRISTE©

La mia teoria: la tristezza della sua maturità era di un ordine di grandezza superiore a quella della sua giovinezza e, con il passare del tempo, quella tristezza minore si era trasformata nei “bei tempi andati”
(Alejandro Varela – Babylon)

A una certa età la nostalgia diventa una compagna di viaggio inevitabile (e, a volte, anche un po’ perniciosa). Se è vero che la predisposizione a un certo stato d’animo nostalgico e malinconico è spesso insita in noi (e, vi prego, sull’argomento leggete questa striscia dei Peanuts di Schultz, che vede protagonista Rerun (Ripresa) Van Pelt e che vale più di mille trattati specialistici), è altrettanto vero che la nostalgia, con il tempo, finisce per essere quasi un sentimento automatico con il quale leggere il presente (e ripensare al passato).
Forse non ci siamo mai goduti quei lunghi pomeriggi d’estate che sembravano infiniti. E’ probabile che il primo amore ci abbia fatto soffrire molto di più di quanto ricordiamo e che prima di ottenere quel primo bacio -che ricordiamo con immutato trasporto- il dolore sia stato atroce. E addirittura probabile che si stesse peggio quando di stava peggio e che tutti quei ricordi siano solo filtrati non tanto dagli occhiali rosa con cui guardiamo il passato, ma da quelli scuri di fuliggine e malumore con cui, invece, ci ostiniamo a fissare il presente.

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Slowdive – Everything Is Alive

Francesco Amoroso per TRISTE©

“…è una caduta solo se pensi al finale.
Altrimenti si chiama volare.”
(Jason Mott – Che Razza Di Libro)

Con l’età ho sviluppato un’avversione sempre più tenace nei confronti dei tuffi. Da ragazzino, pur con la sempre presente prudenza (e una già latente acrofobia), tuffarmi era un’attività grandemente emozionante, che mi dava ogni volta piccoli e piacevoli brividi: il salto nel vuoto, la sfida (persa in partenza, ma poco conta) alla gravità, un breve volo e poi il contatto con l’acqua, la carezza (o lo schiaffo…) sulle membra, la sensazione di essere avviluppati in un morbido abbraccio. Ora, invece, prima di tuffarmi, riesco a pensare solo al terrificante senso di vuoto che proverò nel momento in cui non avrò più i piedi saldamente poggiati per terra. Penso, purtroppo, alla caduta e non mi godo il volo.
Il tuffo dovrebbe, invece, fornire un doppio piacere: quello del volo e quello della successiva immersione.

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