Epic45 – We Were Never Here

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Francesco Amoroso per TRISTE©

Quante volte avete sentito paragonare le immagini, dovute al lockdown, di desolati monumenti di solito affollatissimi, di città svuotate, di lungomare spettrali, della natura che comincia a riprendersi i suoi spazi, a quelle pellicole distopiche nelle quali si racconta il post apocalisse nucleare o l’invasione degli zombie?

Personalmente ne ho perso il conto e ho cominciato a trovare anche piuttosto stucchevole questo genere di narrazione.
La verità è che l’umanità ha continuato a essere presente, seppure ben nascosta dietro finestre e porte chiuse, e quelle immagini, così affascinanti all’inizio, non hanno fatto altro che raccontare una storia a metà: erano una suggestione, appunto, e niente altro.

Le città si stanno ripopolano, i monumenti (presto) saranno di nuovo nascosti dalla folla e dagli schermi dei cellulari, i lungomare saranno presi d’assalto e la natura si ritirerà in buon ordine.
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Nana Grizol – South Somewhere Else

nana grizol

Giulio Tomasi per TRISTE©

Se il precedente album interrompeva un silenzio di sette anni (intervallato comunque da un ep nel 2014), i Nana Grizol questa volta optano per tempi meno dilatati nel dare un seguito a “Ursa Minor” del 2017.
Lo fanno tuttavia con una significativa novità, ovvero l’incidere per la prima volta un’opera lunga non più sotto il marchio Orange Twin Record Company ma riparandosi sotto l’ala protettiva della Don Giovanni Records, la label del New Jersey che insieme alla Arrowhawk Records di Athens co-produce questo “South Somewhere Else”.

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Orlando Weeks – A Quickening

cover Orlando Weeks - A Quickening

Francesco Giordani per TRISTE©

Ho due distinti ricordi legati ai Maccabees.
Il primo risale al dicembre del 2009. La band di Orlando Weeks apriva allora per gli Editors al Teatro Tendastrisce di Roma (luogo dell’unico concerto italiano degli Smiths, nel 1985, mi piace ricordarlo), durante il tour di In This Light On This Evening, l’album che, complice Papillon, aveva catapultato la band di Stafford molto al di fuori della nicchia indie, in un tempo comunque decisamente più favorevole alle rock band.

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Christian Lee Hutson – Beginners

Christian Lee Hutson - Beginners

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mi piacerebbe davvero lasciarmi tutto alle spalle e scrivere, finalmente, una recensione nella quale non dovessi più parlare del lockdown.
Ma il momento giusto non sembra essere ancora arrivato.
Il ritorno a una parvenza di normalità è lento e faticoso e il (retro)pensiero che forse stavamo meglio quando stavamo peggio (almeno noi privilegiati che ci godevamo le nostre case e le nostre famiglie, senza grandi paure e, per un po’, senza il fardello di tutte le scadenze che di solito ci schiaccia anche nei momenti di ozio, meritato o rubato che sia) si insinua subdolo, rendendo il “dopo” uguale al “prima”, solo con qualche angoscia e qualche seccatura in più.

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Natalie Jane Hill – Azalea

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Peppe Trotta per TRISTE©

Quando tutto si complica e sembra di navigare in un infinito mare di difficoltà, diventa desiderio irrefrenabile ritrovare l’amore per le cose semplici.
È la mente che chiede di confrontarsi con elementi chiari ed immediati che consentano all’animo di ritrovare serenità e al corpo di ricaricarsi per sentirsi di nuovo pronti ad affrontare le oblique traiettorie che la vita inevitabilmente riserva.
Perfetta colonna sonora  di un tale frangente è “Azalea”, disco d’esordio della giovane cantautrice americana Natalie Jane Hill.

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