Le firme di TRISTE©: il 2023 di Peppe Trotta

Altro gettone, altro giro. Tocca al 2023, ormai in chiusura, essere riassunto, ovviamente dal punto di vista strettamente musicale. Un resoconto personale, figlio degli ascolti possibili e di peculiari inclinazioni, quindi senza pretese di poter essere minimamente esaustivo o specchio della produzione di un intero anno, anche solo di un ristretto ambito.

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Le firme di TRISTE©: il 2023 di Francesco Giordani

Quest’anno, più che una classifica vera e propria, preferisco raccogliere e proporre ai lettori una serie di segnalazioni sparse, arbitrariamente suddivise per macro categorie non meno arbitrarie. Di alcuni degli album segnalati ho parlato su Triste nel corso dell’anno, a molti altri hanno provveduto nello stesso periodo i miei autorevoli colleghi di redazione, che qui ringrazio per le non poche scoperte che hanno allietato questo 2023 già volato via.

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Le firme di TRISTE©: il 2023 di Tiziano Casola

Che il 2023 sarebbe stato un anno di vacche grasse l’ho ripetuto più volte durante i suoi primi mesi. Sono sicuro di averlo scritto quasi ogni volta che mi sono trovato a segnalare un nuovo album a un amico, buttando lì commenti come “grande annata”, “occhio che quest’anno…”, sempre in qualche modo convinto che le cose belle, come quelle brutte, una volta avviate tendano a moltiplicarsi in modo esponenziale, per una sorta di effetto domino.

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Harp – Albion

Tim Smith, texano, cantautore e fondatore del gruppo folk rock Midlake, provocò un certo scompiglio tra gli appassionati della musica indipendente, quando -dieci anni fa circa- all’apice della carriera e con due album di grandissimo successo all’attivo, abbandonò la band nel bel mezzo delle registrazioni del nuovo lavoro. Da allora, senza sosta, cominciò a lavorare al suo nuovo progetto: Harp. Se n’è scritto ovunque, Smith ha addirittura rilasciato interviste raccontando il processo di scrittura e le idee che andava sviluppando. Eppure, per anni, non c’è stata la possibilità di ascoltare nulla, tanto che, alla fine, sembrava che Harp fosse, più che un progetto concreto, un sogno utopico, una chimera.

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Marta Del Grandi – Selva

Francesco Amoroso per TRISTE©

La vita mi si confonde.
Si attorciglia su sé stessa.
I ricordi estivi più indelebili perdono le foglie

e i giardini verdi della mia memoria
si imbiancano di neve fresca.

(Michael Bible – L’ultima cosa bella sulla faccia della terra)

Mentre nella nostra nicchia di appassionati di musica ci perdiamo a disquisire se sia necessario o meno, perché una proposta artistica possa considerarsi valida, che questa presenti tratti sperimentali marcati e si discosti in maniera decisa e drastica dal mainstream, altrove nessuno si pone queste domande oziose e perniciose e continua a scoprire e supportare talenti.
Non è quindi un caso che anche gli artisti nostrani più validi siano spesso spinti (o, probabilmente, costretti), per potersi esprimere liberamente ed evitare inutili incasellamenti, a guardare altrove.
Marta Del Grandi è, in questo senso, un caso eclatante.

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