
Francesco Amoroso per TRISTE©
“You cannot buy the revolution. You cannot make the revolution.
You can only be the revolution. It is in your spirit, or it is nowhere.”
(Ursula K. Le Guin – The Dispossessed: An Ambiguous Utopia?)*
Se cerco nel vocabolario la parola “rivoluzione” la prima definizione che trovo è: “movimento organizzato e violento col quale si instaura un nuovo ordine sociale o politico” ma, per estensione: “ogni processo storico che finisca per determinare il mutamento di un assetto sociale o politico” o, anche, in senso figurato: “sconvolgimento di costumi, di abitudini o relativo a clamorose e rumorose manifestazioni di protesta“.
In ogni caso, quando si cita la parola rivoluzione vengono in mente violenza, azioni clamorose e cambiamenti drastici e, quasi sempre, repentini.
Oggi, invece, vorrei usare questo termine abbinato a un aggettivo che di solito mal vi si adatta, perché quella di cui voglio parlarvi è una rivoluzione “gentile”, un cambiamento moderato e graduale e caratterizzato da nessuna azione o manifestazione che non sia quieta, tranquilla, garbata.
Ma pur sempre una rivoluzione.



