Atoms For Peace – AMOK – 2013

“..amok, a syndrome first described in Malaysia that consists of homicidal frenzy preceded by a state of brooding and ending with somnolence and amnesia.” (Gaw A.C. & Bernstein, 1992. Hosp Community Psychiatry 43 (8): 789–93.)

Io con i Radiohead ci sono cresciuto (male? bene? bah…). Ed oltre alla musica, quello che sempre mi ha affascinato di questo gruppo erano dei testi molto curati e profondi, sempre mescolati ad una certa quantità di “informazioni”, di riferimenti, che andavano cercati (negli splendidi libretti così come nei libri) per meglio capire quello che è sempre sembrato (anche se non esplicitamente) un disegno più ampio non limitato alla semplice canzone. I Radiohead (a prescindere dai gusti personali) sono stati (e ancora sono) una delle band più importanti degli ultimi 20 anni, che con Ok Computer prima e Kid A poi hanno rivoluzionato il mondo musicale, per poi continuare a produrre lavori di grandissima qualità (benchè, nonostante il mio essere un fan dichiarato, devo ammettere che l’ultimo disco abbia una “scintilla” meno vivida al suo interno).

Ma qui non stiamo parlando dei Radiohead. Qui stiamo  parlando degli Atoms For Peace e del loro debut album, AMOK, simpatica sindrome psicotica che porta a “rush” di efferata violenza che scaturiscono nell’omicidio (possibilmente multiplo). Insomma una cosa tranquilla.

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Questo gruppo al debutto non è però formato propriamente dagli ultimi arrivati: Thom Yorke (dovrebbe dirvi qualcosa…), Flea (sì, il bassista dei Red Hot Chilly Peppers), Nigel Godrich (storico produttore dei Radiohead, con più di uno zampino negli Zero 7), Joey Waronker (batterista per Beck ed anche per i R.E.M.), e Mauro Refosco (percussionista brasiliano che può vantare collaborazioni con due “sconosciuti” come David Byrne e Brian Eno).

Oltre alla presenza di Thom Yorke e Nigel Godrick, però, il nome dei Radiohead riecheggia in questo disco per altri motivi. La band si forma originariamente per suonare live i pezzi di The Eraser, disco solista del signor Yorke. E se quel disco può essere considerato un tentativo un pò scarno e forse poco elaborato di mostrare una delle strade che i Radiohead avrebbero potuto intraprendere (senza farlo) dopo Kid A ed Amnesiac, AMOK sembra essere un esempio più concreto e maturo di quella strada.

Intendiamoci, il disco non raggiunge i picchi dei succitati album e in parte rimane lo sfoggio della bravaura e delle capacità eclettiche di un gruppo di grandi musicisti. Ma in molte tracce (Default, Dropped, Amok per fare degli esempi) è forte il richiamo a quella elettronica claustrofobica dei Radiohead post Ok Computer, dove i singoli strumenti vivono con le loro singolarità solo per essere poi reimpastati e stravolti (così come le voci) dal computer. Brani incalzanti e con quel tocco di malcelata angoscia (dovuto anche alla inconfondibile voce di Thom Yorke) che sempre mi lascia con la voglia di non prendere le cose troppo alla leggera.

E poi ci hanno fatto un bel regalino: l’album in streaming. Godetevelo, senza farvi prendere dalla furia…

“I laugh now
But later’s not so easy
I’ve gotta stop
The will is strong
But the flesh is weak
Guess that’s it
I’ve made my bed
And I’m lying in it”

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