Josin – In The Blank Space

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Ricordo che quando ero più giovane (quantomeno anagraficamente, visto che qualcuno direbbe che giovane non lo sono mai stato) avevo del tempo “libero”.

Tanto libero da necessitare uno sforzo attivo per essere riempito. O libero davvero da tutto. Libero per poter essere riempito col pensiero.

Oggi invece nemmeno una attesa del tram (lunghissima) sembra essere davvero priva di contenuti, riempita forzatamente da quello che verrà dopo o dalle notifiche del cellulare.

Quel tempo ormai andato è nel mio ricordo spesso associato alla musica. E in molti casi a quella dei Radiohead, che hanno accompagnato gran parte della mia crescita. Oggi i Radiohead sono il passato, così come la sensazione di relax data dai tempi (e dagli spazi) vuoti.

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La vostra top 5 – 2016

top5lettori2016Anche quest’anno è arrivato quel momento dell’anno. Amato da qualcuno (da me, Vieri, e da Giacomo) odiato da altri (Francesco).

Non sto parlando del fare i regali di Natale, ma di stilare le classifiche degli album migliori dei 12 mesi appena passati.

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Alt-J – This Is All Yours

Le buone e cattive giornate si alternano, così come i dischi. Può succedere sia il caso o qualche connessione sinaptica a decretarne il mood, ma c’è una certezza: questo alternarsi, questa soggettività, This Is All Yours.

Il primo disco degli Alt-J è stato un capolavoro. Fin dall’inizio (il dizionario del mio telefono cambia automaticamente “fin” in “gin”. Forse devo rivedere le mie abitudini) lo accostai ad un grandissimo debut album del 2005: Silent Alarm dei Bloc Party. Quello che personalmente ritengo essere uno dei migliori dischi della decade.

In molti penseranno si tratti di un errore madornale, ma sfido chiunque a trovare due dischi che, contestualizzati, riescano ad offrire un migliore punto di vista della musica degli anni in cui sono stati concepiti. L’intensità, la costanza, la qualità dei brani ha fatto si che i BP non riuscissero più a produrre niente di interessante (si ok, due o tre pezzi, ma Silent Alarm non contiene nemmeno un mezzo passo falso), mentre ∆ (sulla tastiera del mac alt+H, ndr) si ritrovano in tre, avendo perso uno dei membri fondatori della band.

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First Breath After Coma – The Misadventures Of Anthony Knivet

No, le mie manie ipocondriache non hanno raggiunto un livello così alto da farmi credere che ogni mattina io esca da un profondo stato di incoscienza (di fatto ne esco verso le quattro del pomeriggio).

First Breath After Coma, oltre ad essere il titolo di un pezzo del 2003 degli Explosions in the Sky, è il nome di una interessante band portoghese che ha da poco pubblicato per Omnichord Records il proprio debut album.

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Atoms For Peace – AMOK – 2013

“..amok, a syndrome first described in Malaysia that consists of homicidal frenzy preceded by a state of brooding and ending with somnolence and amnesia.” (Gaw A.C. & Bernstein, 1992. Hosp Community Psychiatry 43 (8): 789–93.)

Io con i Radiohead ci sono cresciuto (male? bene? bah…). Ed oltre alla musica, quello che sempre mi ha affascinato di questo gruppo erano dei testi molto curati e profondi, sempre mescolati ad una certa quantità di “informazioni”, di riferimenti, che andavano cercati (negli splendidi libretti così come nei libri) per meglio capire quello che è sempre sembrato (anche se non esplicitamente) un disegno più ampio non limitato alla semplice canzone. I Radiohead (a prescindere dai gusti personali) sono stati (e ancora sono) una delle band più importanti degli ultimi 20 anni, che con Ok Computer prima e Kid A poi hanno rivoluzionato il mondo musicale, per poi continuare a produrre lavori di grandissima qualità (benchè, nonostante il mio essere un fan dichiarato, devo ammettere che l’ultimo disco abbia una “scintilla” meno vivida al suo interno).

Ma qui non stiamo parlando dei Radiohead. Qui stiamo  parlando degli Atoms For Peace e del loro debut album, AMOK, simpatica sindrome psicotica che porta a “rush” di efferata violenza che scaturiscono nell’omicidio (possibilmente multiplo). Insomma una cosa tranquilla.

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