Cat Power @ Auditorium Parco della Musica (Roma) – 8/07/2013

È un pó di giorni che a Roma temporali improvvisi arrivano a squarciare le giornate estive di Sole (Sun).

Tra questi temporali è arrivato il concerto di Charlyn “Chan” Marshall.

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Tutto sembra iniziare bene (anche se con qualche ritardo dovuto alla pioggia). Scott Matthew ci regala qualche bel minuto di musica in apertura col suo album di cover (ottima No Surprises, ma sono di parte) ed una voce capace di emozionare, se non l’avessero fatto suonare mentre la gente si accomodava per prendere posto.

Poi sale lei. Chan. Dei suoi problemi, dei suoi live, giá vi abbiamo parlato nella nostra review del suo concerto, qualche settimana fa, a Londra.

Ed è vero, come dice il mio “collega”, che il passato della Marshall si sente tutto. Una voce roca. Una camminata faticosa. Peró lei è Cat Power e qualcosa le vuoi concedere soprattutto quando inizia il concerto con The Greatest e Cherokee.

E devo dire che col proseguire delle canzoni Chan prende sicurezza e scalda la voce. Certo, il fatto che ogni due secondi sposti avanti e indietro le aste dei microfoni facendo impazzire un povero tecnico che tenta di aiutarla (premio “calma Zen”, da dividere con il resto della band) è un segno della sua evidente irrequietezza. Ma quando ti spara Bully sei quasi pronto a concederle tutto, perchè ti entra dritta al cuore (confermo, ndl – nota del londinese).

Poi però, all’improvviso, ecco la solita Chan. Finisce un pezzo, si lamenta per il suono (a suo dire) schifoso. Piange. Crisi isterica. Tenta qualche inutile aggiustamento facendo impazzire i fonici. Se ne va. Per un bel pó. Con la band che continua, rassegnata, a suonare.

Poi peró torna. Sembra aver ripreso grinta. Si lamenta ancora ma suona. Regala fiori e magliette mentre canta un’ottima Ruin.

Povera Chan. Non ti arrabbi nemmeno perchè capisci di essere di fronte ad una donna che forse ne ha passate troppe (anche per colpa sua). Una donna capace si toccarti dentro ma ingiustificabile in questi atteggiamenti che, nonostante il folklore, non possono che rovinare il concerto. Se non altro perchè ne spezzano irrimediabilmente la magia.

Ciao Chan, io sono andato via poco prima della fine. Sai..l’atac..ma quello non era un tuo problema, vero?

(sembra che tu non sia stato l’unico ad andare via prima della fine… vedere il video per credere – ndl).

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4 pensieri su “Cat Power @ Auditorium Parco della Musica (Roma) – 8/07/2013

  1. In realtà molta gente era scesa in platea, e comunque le ali della tribuna non erano piene nemmeno all’inizio.

    Detto questo, l’amplificazione faceva oggettivamente schifo, lei avrà anche una voce roca, ma tra prima e dopo la crisi isterica improvvisamente erano riusciti a fare in modo che si sentisse: quando è entrata non si sentiva semplicemente nulla.

    Per non parlare del resto della strumentazione…

    • Io (il Londinese) non avevo idea che molta gente si fosse spostata e sono rimasto stupito dalle molte sedie vuote. A livello tecnico a maggior ragione, non ho idea dei problemi che si sono verificati, ma basandomi sul live di Londra, posso dire che Cat Power dal vivo è meravigliosa. Come direbbero oltremanica, “such a shame” che ci siano stati così tanti problemi perchè credo che dopo aver superato i propri problemi sociali, Cat abbia raggiunto una maturità artistica tale da poter rendere al massimo nei live.
      Poi aspetto di sapere la risposta del mio collega romane…

      • C’è anche da dire che la ripresa è molto laterale e la cavea è molto larga e profonda, infatti i posti più laterali la abbracciano, consentendo l’utilizzo di un palco molto profondo, che va benissimo per i concerti sinfonici, meno per il rock, in cui la band si ritrova a suonare a una decina abbondante di metri dalle prime file.

        Le ali della tribuna erano vuote, diciamo che su una capienza di 2200 posti (più i 580 della platea) ne erano stati venduti un migliaio. 1500-1600 persone è una stima credibile del pubblico presente, e tutto sommato per una come Cat Power ci sta.

        Riguardo il resto, ti rimando al mio post: lei avrà avuto anche le sue paturnie, ma solo sull’Apollo 13 sono andate storte più cose – a fine concerto, 3 minuti e un cambio di jack per eliminare feedback e disturbi da una chitarra. Peccato anche perché l’impianto dell’auditorium è di livello, i suoni, ancorché processati ed amplificati malissimo, uscivano puliti, non la zozzeria sporca e confusa che si sente in posti anche (immotivatamente) più cari.

  2. Eccomi: scusate ma sono in Canada in questo momento. E’ vero, molti erano scesi per andare sotto al palco e inoltre già all’inizio sulle ali laterali non c’era nessuno. Io ero sotto, e li era tutto pieno. Comunque un pò di gente andarsene via prima, l’ho vista con i miei occhi.

    Ma il punto non è questo (io davvero l’ho fatto per riuscire a beccare l’ultima corsa). Forse l’organizzazione non è stata il massimo. Forse è vero che alcuni suoni non erano a posto. Ma non è tanto il fatto che questi problemi fossero o meno reali: è il modo in cui ha reagito ad essi che ti fa capire che siamo di fronte ad una persona con molti, troppi problemi. Chi se ne frega? Si, chi se ne frega. Ma è evidente che questi problemi incidono sulla sua carriera e sui suoi live.

    E dispiace, perchè lei è brava. Ha scritto, e ancora scrive, pezzi incredibili che rimarranno sicuramente nel tempo. Infatti, alla fine, non esco con un ricordo negativo dal concerto. Ma con un pò di dispiacere si. Dispiacere, in parte, anche per lei.

    E per l’Atac. Sì, anche per l’Atac.

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