Jenny Hval – Blood Bitch

jennyhval_bloodbitchAlbert Brändli per TRISTE©

“Togli il sangue dalle vene e versaci dell’acqua al suo posto: allora si che non ci saranno più guerre” (Lev Tolstoj)

Ed è sul sangue, quello mestruale, che Jenny Hval incentra il suo ultimo lavoro che usa per combattere un altro tipo di battaglia: quella contro i miti e le leggende che hanno avvolto questo “naturale scorrere”.


Blood Bitch, uscito il 30 settembre per l’etichetta Sacred Bones Records, affrontra il tema delle mestruazioni guardandolo attraverso una lente che scompone gli aspetti emotivi e sociali di una giovane ragazza, che svegliatasi un mattino ne trova le tracce sul proprio letto (Untamed Region), abbandonando una volta per tutte l’infante che è in lei.

Non trascura neanche l’aspetto mitico/leggendario o religioso che avvolge questo fenomeno. Un tempo si pensava che il mestruo fosse opera del demonio o, come nel  Levitico si scrisse, che fosse cosa impura e chiunque ne fosse venuto a contatto sarebbe stato anch’egli impuro. Leggende, ma pregne di forza tanto da arrivare fino ai giorni nostri. Basti pensare alle donne che in quei giorni non toccano piante o non lavano i capelli.

Blood Bitch è il terzo lavoro firmato usando il suo nome, che si sovrappone allo pseudonimo Rockettothesky con cui ha registrato due dischi pseudo folk-sperimentale, dove l’artista sembra invece cavalcare l’onda dell’Avant-Pop, senza disprezzare le sperimentazioni sonore di cui l’album è strapieno.

Per capirci basta ascoltare The Plague, brano in cui si sentono le urla assordanti di un vampiro, accompagnate da percussioni tribali e loop in reverse che sembrano frutto di un viaggio lisergico; o i sospiri affannosi in Female Vampire (titolo che prende nome dall’omonimo film di Jesus Franco), dove quel fiatone sembra quello di una preda che scappa dal suo assalitore.

L’album ha tutte le caratteristiche di un “concept”, dove la ricerca dei suoni è volutamente minimalista e di scarsa qualità, e dove il tema è sempre lo stesso: il Sangue, come flusso incontrollabie che si ripete e che rinnova. Dieci tracce legate tra di loro, che lasciano all’ascoltatore libertà di interpretazione e ne fanno un album non adatto a tutte le orecchie.

Certi consigli sono come le trasfusioni di sangue tra persone di gruppi diversi. Anche se sani e puri, non tutti sono adatti a tutti (Jean Paul Malfatt).

Per questo io ve lo consiglio.

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