They Are Gutting A Body Of Water – Sweater Curse

theyareguttingabodyofwater_sweatercourseSara Timpanaro per TRISTE©

I buoni propositi cominciano quando raggiungiamo il limite di “qualcosa” e attendiamo l’inizio di “qualcosa d’altro”.

Quante volte abbiamo ascoltato i nostri amici dire: “inizio la dieta da Lunedì”, “smetto di fumare dalla prossima settimana”, “con il nuovo anno cambierò abitudini”. Se avessi 10 centesimi per quante volte ho detto anche io una frase del genere, oggi avrei risolto il mio problema delle spese.

Siamo pronti a credere che facilmente riusciremo a rinnovare “qualcosa” che non va, ma per cambiare “qualcosa” bisogna rinunciare a “qualcosa d’altro”.  E’ proprio questo “scambio” che fa da catalizzatore del processo, a tal punto che pur iniziando alla grande succede poi che, in corso d’opera, si mandano a rotoli anche le migliori intenzioni.

Alcuni riescono, ovviamente, altri (come me) arrancano con la speranza di ogni inizio settimana per ricominciare. Ma l’importante è provarci. Ringrazio sempre chi riesce a sublimare ogni forma di dolore, di ricordo che ancora commuove e di abitudini dannose in qualcosa di bello per l’umanità.

Il primo di Gennaio, infatti, è stato pubblicato il lavoro di They Are Gutting A Body Of Water, Sweater Curse. La storia del nome di questo disco è interessante perché riguarda la maledizione dei lavori fatti a maglia: in sintesi dice che chi fa una maglia e la regala ad un amico entro l’anno litigherà sino a non parlarsi più. Ma questa è un’altra storia.

Sweater Curse è un album molto intenso: Douglas Dulgarian (già attivo nei Jouska di Albany, NY) si spoglia completamente in questo progetto solista e racconta di sé e dei suoi fallimenti personali trasformandoli in canzoni da ascoltare quando siamo pronti ad “eviscerare” tutto, in modo onesto, con noi stessi.

La bella Room Temp inizia e termina con il suono del treno di sottofondo, come ad enfatizzare ancora di più la metafora del ricordo che viaggia sui binari dei nostri assoni, fino a giungere nella stazione di Amigdala.

In Hi Hello, brano di chiusura, Douglas canta “I want it all for no reason, I cannot permit myself to enjoy anything”, esprimendo così una condizione molto comune oggi: cerchiamo di trattenere il più possibile a causa del timore, perché appunto è più semplice tenersi le cattive abitudini.

Yerself as a slopsnk è un brano estremamente sperimentale che si allontana fortemente dall’intero album, mentre nell’intro emergono un caos di chitarre e voci che si focalizzano poi in un ordine di suoni elettronici più scarni. Una mossa azzardata, che rientra però perfettamente in questo lavoro.

Sweater Curse è un album da ascoltare quando siamo nell’intimità della nostra stanza, assaporando i tempi sospesi (proprio come in un sogno), le chitarre malinconiche, le voci distorte e i synth, elementi che rendono questo lavoro la colonna sonora perfetta per fare una traccia dei propri ricordi e capire chi si è stati, chi siamo e chi vorremmo essere.

Il mio primo dell’anno è iniziato in modo un pò diverso, non ho fatto ciò che sono solita fare: basta sapere che ho ricordi nitidi e lucidi della serata. Questo mi ha permesso di godere letteralmente del momento e sentirmi davvero fortunata.

Forse non si può essere del tutto il proprio ideale di persona, ma possiamo comunque provare ad avvicinarci.

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