Ian Felice – In The Kingdom Of Dreams

 

Giulia Belluso per TRISTE©

“La gente guarda il passato con rabbia, il futuro con ansia e il presente con inconsapevolezza”.

Ed oggi è proprio del passato e del presente (e spero del futuro) del nuovo album da solista di Ian Felice, In The Kingdom Of Dreams, di cui vi voglio parlare.

Ian (molti ne avranno sentito parlare) è il fratello “medio” e il leader dei Felice Brothers. In questo disco, tecnicamente, ha riassemblato la band originale, con il ritorno del fratello Simon che ha qui un ruolo a livello di produzione, e del più giovane James che si occupa della parte strumentale.

In questo album Ian trova la “grazia nel dolore”. Scrive guardando al passato in modo distaccato, per distinguere i propri ricordi da quelli raccontati da terzi e capire come tutte queste cose abbiano plasmato il presente.

La parte strumentale è per lo più ad appannaggio delle chitarre acustiche, affiancate a volte dal suono del banjo e del pianoforte, e accompagnate da una batteria sempre delicata, lasciando sempre alla voce il ruolo di guidare i pezzi di chiara matrice folk.

Le tracce narrano per la maggior parte del paradiso e dell’Inferno, della morte e del morire, e di sogni ed eventi, reali o immaginati. Ci sono anche alcuni pezzi con qualche richiamo all’attualità politica: come Road To America, canzone intrisa di cinismo pungente, in cui compare un’allusione sottilmente velata (ma nemmeno troppo) all’attuale Casa Bianca con “l’impero di Donald Duck”.

Alcuni pezzi sono invece più strettamente collegati al vissuto di Ian, come In Memoriam, canzone dall’atmosfera estremamente intimità che culmina con le parole di Ian incentrate sulla rievocazione della morte del padre.

Il folk di Ian è un folk autentico e intimista, un genere di cui solitamente vado ghiotta, per via della semplicità di una voce rigorosamente maschile (questione di preferenze, diplomaticamente parlando) di un sottofondo di chitarra, qualche lieve picco di ritmo e quel fingerpicking che mi scioglie il cuore.

In The Kingdom Of Dreams è un viaggio personale, una esplorazione di sè e una scoperta dell’interno dell’anima che trasporta l’ascoltatore e lo invoglia alla pratica della meditazione.

La copertina del disco è un dipinto di Albert Pinkham Ryder , The racetrack.  Un corridore indistinto e spettrale che con la sua lunga spada taglia nel buio un percorso davanti a sè, tra oscurità e luce che si intrecciano in un motivo nebbioso.

Ian è riuscito perfettamente a trasformare i testi di questo disco in vere e proprie poesie pronte a far riflette su gran parte della vita, armonizzando il tutto con pennellate di umorismo bizzarro che plana sui pesi gravosi della vita.

Ecco perché non smetterò mai di ricordare questa frase: “la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”.

(Vieri ci tiene a prendere le distanze da questa ultima frase e sostituirla con qualcosa che meglio sottolinea l’assurdo gravoso peso della vita: “Se tutto fosse illusione e nulla esistesse? In questo caso avrei pagato decisamente troppo per il mio tappeto.” Vieri è una persona dallo scarso entusiasmo).

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...