Damien Rice @Zafferana Etnea – 15/07/2018

Peppe Trotta per TRISTE©

Estate esplosa, afa e Francia vittoriosa al mondiale russo.

Non le migliori premesse per una lunga domenica da passare lontano dal mare. Non esiste granita che tenga, birra ghiacciata che possa consolare adeguatamente.

Per fortuna però la serata prevede un possibile riscatto visto che Damien Rice ha scelto Zafferana Etnea come tappa di uno dei suoi tre concerti italiani di questo luglio 2018.

Ad anticipare e introdurre l’esibizione del cantautore irlandese sono previste due brevi performances che vedono avvicendarsi sul palco Gyda Valtysdottir, nota soprattutto per la sua militanza nei múm, e Mariam Wallentin con il suo alias Mariam the Believer.

A causa del traffico che imperversa in questo periodo nei paesini etnei animati da fiere e festività arrivo a destinazione a set della Valtysdottir iniziato, ma complice il continuo movimento che imperversa sugli spalti di questo anonimo anfiteatro contemporaneo anche il passaggio di Mariam the Believer passa parzialmente innosserva[to]bile. Tutto si ferma poco dopo le 22.00 quando le luci si spengono per annunciare l’ingresso in scena di colui che tutti attendono.

Nell’improvviso silenzio, dalla penombra emergono i versi di Delicate incorniciati dal suono scarno della chitarra ed esplode con lampante evidenza ciò che sta per accadere. Un itinerario confidenziale fatto di note trattenute affinché possano esplodere al momento giusto in tutta la loro enfasi, di parole sussurrate che si trasformano in maree emozionale debordanti. Un’intensità senza soste che si dispiega dalle trame di una Cannonball inizialmente eseguita a cappella, dalle armonie di Volcano in parte affidata alla coralità del pubblico e dallo struggente intimismo che investe la platea quando seduto al piano Rice regala una toccante Accidental babies.

Sono soprattutto tracce che giungono dal suo brillante esordio e dal seguente 9 a comporre il viaggio, mentre poco posto trovano i brani di My favourite faded fantasy. E mentre scorrono le pagine migliori del suo diario artistico Damien ha modo di dimostrarsi anche abile intrattenitore che approfitta delle pause per far ridere e sorridere il pubblico e che sceglie un’interpretazione teatrale per Cheers Darlin‘ ondeggiando come ubriaco e ferito cantando sulla base dominata dal suono degli archi, dopo aver ceduto la scena a Fabrizio Cammarata per la sua personale rivisitazione di Mi votu e mi rivotu.

Si giunge in fondo, ma non prima che risuoni The Blower’s Daughter e dopo un breve stacco sul palco riappaiono tutti gli artisti per un ultimo tratto condiviso. Un brano di Valtysdottir, uno di Mariam the Believer e chiusura affidata a 9 Crimes.

Questa volta è davvero finita, ma mentre le luci si riaccendono bisogna darsi un attimo per smaltire il flusso di sensazioni ricevute, prima di sentirsi pronti a riprendere il proprio cammino.

“Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l’autunno
e non stancarsi d’amare.”
[Angelo Maria Ripellino]

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