The Saxophones – Songs of The Saxophones

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Dondolando su un’amaca all’ombra di un’enorme quercia (no, non credo sia una quercia, forse un leccio chissà) osservo il cielo farsi rosa al tramonto sui colli pescaresi.

Solo le cicale, l’acqua della piscina che gorgoglia e mio nipote che urla come un’aquila (no neanche questo è vero, mio nipote sta dormendo). È che è tutto così calmo e sereno che la mia inquietudine sembra inopportuna.

“Time is like a river, you should know”. Si, ma perchè dovrei saperlo?

Penso alla concezione del tempo nell’antica Grecia, al fatto che per loro il passato era davanti agli occhi e lo osservavano allontanarsi, mentre il futuro sconosciuto incombeva alle spalle. Penso alla definizione di realtà di Baricco, al suo essere un insieme, variabile ma inseparabile, di fatti e storytelling, al suo consiglio di bilanciare consapevolmente queste due componenti e mantenere l’equilibrio costante nel tempo. Forse penso a troppe cose?

I The Saxophones accompagnano queste riflessioni senza capo né coda. Sento la voce di Alexi Erenkov avvolgermi placida mentre la brezza mi asciuga i capelli. Lui e la moglie sono californiani e Songs of The Saxophones è il loro album di debutto, insieme a Richard Laws che accompagna al basso, al vibrafono e aggiunge una voce.

Ricreano un paesaggio mai vissuto ma non ignoto, un tempo altro ma reale. Nostalgico, ampio e caldo come un abbraccio. Atmosfere vintage anni ‘50 e gonne hawaiane che svolazzano leggere. Time is like a river è il brano di apertura di un percorso sognante tra ballate retro-pop, melodie lo-fi e influenze jazz contemporanee. Una chitarra regolare e costante alla quale si accompagnano i fiati, mentre una voce profonda sostenuta dalle percussioni si interroga sulla percezione del tempo.

Sono atmosfere e storie accennate elegantemente e intensamente. E intensamente lanciano un convincente invito alla riflessione. A chiedersi il cosa e il perché. Le melodie introducono a uno stato di calma, nascondendo nel testo una più attenta analisi sulla nostra società, sull’incertezza e le relazioni (Aloha, Singing desperately, Alone again).
“I saw the future wasn’t that different. Isn’t that strange?”

Un ritmo dondolante e languido che fa battere il piede a tempo, fatto di flauti, percussioni e qualche eccentrico strumento sconosciuto e profumato di legno esotico. Mysteries revealed è un momento di sospensione tra la spensieratezza e la delusione, un brano pieno e stratificato, ma nello stesso momento anche semplice. Rendere semplice un sentire complesso è veramente apprezzabile e riuscito solo se quel sentire è onesto, e penso che i coniugi The Saxophones lo siano, nonostante l’unico sassofono presente nell’album si trova in Just give up.

Con Afterglow il disco termina in un delicato accompagnamento acustico regalando un ultimo attimo sognante e illuminato. Il sole tramonta dietro l’adriatico (no questo è decisamente troppo, Ecce Bombo insegna!), il disco finisce e mio nipote inizia a piangere davvero. È ora di cena!

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