Josin – In The Blank Space

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Ricordo che quando ero più giovane (quantomeno anagraficamente, visto che qualcuno direbbe che giovane non lo sono mai stato) avevo del tempo “libero”.

Tanto libero da necessitare uno sforzo attivo per essere riempito. O libero davvero da tutto. Libero per poter essere riempito col pensiero.

Oggi invece nemmeno una attesa del tram (lunghissima) sembra essere davvero priva di contenuti, riempita forzatamente da quello che verrà dopo o dalle notifiche del cellulare.

Quel tempo ormai andato è nel mio ricordo spesso associato alla musica. E in molti casi a quella dei Radiohead, che hanno accompagnato gran parte della mia crescita. Oggi i Radiohead sono il passato, così come la sensazione di relax data dai tempi (e dagli spazi) vuoti.

In The Blank Space è lo splendido debutto di Arabella Rauch, compositrice tedesca che con il moniker di Josin si era già fatta conoscere negli anni passati con alcune uscite, parte delle quali vanno a contribuire alle 9 tracce di questo album.

Figlia di cantanti d’opera, Arabella mescola sapientemente composizione ed elettronica dando vita ad un capolavoro di introspezione ed “attesa”. Ogni pezzo di In The Blank Space sembra costruito apposta per far ritagliare del tempo per se stessi. Del tempo da dedicare al tempo stesso, al suo scorrere e al suo essere già trascorso dentro di noi.

Le atmosfere sono quasi sempre rarefatte e sognanti (Evaporation, Company, Backing Line), ma gli ottimamente dosati ingredienti di elettronica e la splendida voce di Arabella (davvero elemento centrale del disco) introducono elementi malinconici (Once Apart) e a volte “angoscianti” (Healing, Feral Thing). Nel senso più positivo del termine.

L’effetto finale è, inutile negarlo, molto vicino alla produzione di Thom Yorke e soci dalla svolta Kid A in poi. Burning (For A New Start) e Feral Thing sembrano proprio uscite dalla produzione della band inglese, per le tracce vocali stratificate e per l’incalzante delicatezza della base elettronica che fa da contraltare alla purezza del cantato di Arabella.

Nonostante questo (o meglio, oltre a questo), sarebbe sbagliato non riconoscere il lavoro creativo e la peculiarità di questo In The Black Space, che recupera sì dal passato ma con tratti estremamente personali, dovuti soprattutto alle qualità compositive della artista tedesca.

Oceans Wait ne è forse il migliore esempio, ed emblema di questo disco. Una attesa, un tempo “vuoto”, riempito dalla possibilità di guardarsi dentro ancora una volta. E ne avevamo davvero bisogno.

 

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