Tamino (Miriam Mirage) @Santeria – Milano, 9/12/2019

Carlotta Corsi per TRISTE©

Ci sono cose nella vita che ti risucchiano, ti attraggono senza una ragione specifica o una logica definita, sono così e basta e anche e sopratutto nella musica, queste regole vanno completamente a farsi benedire.

Tamino, salta fuori un anno fa, quando un amico musicista, parecchio in fissa con arabesque vocali, mi passa Persephone, e come ennesima vittima sacrificale nella chat ormai composta di link e commenti in risposta tipo “che ci vuoi fà”, mi affretto ad ascoltarlo, tanto sicuro, sarà la solita roba. Beh, mi scatta l’amore.

Ecco quindi, scoperto del concerto in Santeria a Milano (mon amour) cerco di organizzarmi e fino all’ultimo tra impegni, distanze e chiodi di vario genere rimango senza biglietto, ma sapendo di doverlo a me stessa, trovo il modo e vado.

Tutto preciso e puntuale, parte Marianne Mirage, silenziando la sala intera con la sua splendida voce, vestita solo di grande emozione. Con una camicia sbottonata che sembra quasi seta e una chitarra, Tamino si presenta sul palco seguendo il filo acustico della Mirage illuminato da un fascino fatale, che trasforma la dimensione della Santeria in un luogo intimamente retrò, a fiato sospeso.

Partendo da Intervals arriva alla famigerata Persephone e il dualismo tra luce e oscurità presente nel disco prende forma nella voce, nei suoni della chitarra e diventano lui, attraverso i suoi colori, le sopracciglia marcate e l’occhio dal taglio sommesso.

Un velo di imbarazzo copre la coltre spessissima dell’anima che in quella serata specifica d’autunno, Amir, mette a nudo per noi, un po’ naif ride ad ogni applauso. Continua con Cigar, Verses, Chambers, Tummy, una delle mie preferite anche se non si dovrebbe dire: “Once you were lost, like we almost, like we almost..” e sento qualcuno canticchiarla assieme a me.

Prima del famigerato stacchetto del bis, ci regala Indigo Nights dove ritroviamo fortissime melodie radioheadiane che, di base, sono presenti in maniera sparsa in tutto il sound di Tamino. Specialmente nel live, questa presenza si fa più concreta, sposando alla perfezione la sua cultura arabeggiante, incastrata al centrimetro, senza mai stuccare l’orecchio.

Chiude con W.o.t.h e Habibi dove conferma la sua strabiliante abilità canora: un falsetto che trafora l’aria presente e incanta il pubblico Milanese lasciando tutti sognanti in una notte stellata, nel deserto. Every Pore e My kind of Womand di Mac De Marco sono gli ultimi pezzi che regala a noi quella sera, promettendoci un disco nuovo, parole nuove e nuove mete da raggiungere assieme.

Grazie bel principe, torna quando vuoi, la prossima volta so per certo saremo di più e tu sarai il nostro meraviglioso ragazzo triste, che ancora una volta, ci porterà a spasso nel mediterraneo.

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