Owen – The Avalanche

Owen - The Avalanche

Peppe Trotta per TRISTE©

Più passano gli anni e sempre meno soffro chi sistematicamente sente la necessità di scaricarti addosso le difficoltà della propria vita eccedendo in lamenti e pianti, maledicendo la cattiva sorte che lo renderebbe eternamente vittima.
Nessuno di noi è immune alla sofferenza e credo siano davvero pochissimi (forse inesistenti) coloro che possono dire di aver vissuto solo frangenti positivi, ma apprezzo sempre chi sa raccontarsi con misura, con la capacità di rendere agrodolce ciò che sarebbe più semplice dipingere crudelmente amaro.

Una predisposizione non comune e forse per questo ancor più preziosa, un’attitudine feconda che ho sempre riscontrato nella scrittura musicale di Mike Kinsella.

A quattro anni da “The King Of Whys”, il prolifico musicista americano noto per la sua militanza in varie formazioni di Chicago tra cui gli ormai imprescindibili American Football, pubblica il suo decimo disco solista a firma Owen segnando, dopo la graduale ricerca di sonorità più curate e corali, un ritorno ad un cantautorato più diretto e viscerale anche se ancora una volta impreziosito dalla collaborazione in cabina di regia di Sean Carey.

“The Avalanche” ci restituisce un Kinsella in forma ed ispirato, alle prese con un nuovo nucleo di confessioni a cuore aperto che parlano della sua esperienza di vita senza filtro ed edulcorazioni, riflessioni guidate dal suo tipico canto disincantato e da quel suono di chitarra pieno e a tratti spezzato, immerso tra arrangiamenti eleganti e sapientemente misurati.

Una miscela di elementi che sicuramente non ha nell’originalità il suo punto di forza, ma che qui trova un punto di equilibrio inattaccabile, capace di regalare cristalline gemme pervase da emozionante lirismo quali “Dead For Days” e “The Contours”.

È un diario intenso, ricco di crepuscolari melodie che si sviluppano avvolgenti conducendo lungo rotte a volte più tese e dinamiche (“A New Muse”, “On With The Show”), ma in genere inclini ad un tono confidenziale che lascia prevalere il gusto per una dimensione acustica resa più vivida dai fraseggi del piano, dalle trame degli archi, dal contributo dei fiati e, nella sognante “Mom And Dead”, della voce di KC Dalager dei Now, Now.

Un album pienamente riuscito, incastrato lungo un tragitto che vede Kinsella autore sempre più maturo e consapevole dei propri mezzi.

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