
Francesco Amoroso per TRISTE©
Se avessi mai pensato di darmi -davvero- alla scrittura e fossi stato tormentato dal fuoco sacro dello scrittore (tanto simile alla paura della morte), quell’ansia costante che obbliga a fissare in modo indelebile inezie evanescenti, allora, forse, le disquisizioni su minuscoli dettagli che mi erano tanto familiari avrebbero potuto suscitare in me una fitta d’invidia e il desiderio di scrivere ancora meglio sugli stessi argomenti. Invece sono stato travolto da un tale sentimento di caldo affetto per alcuni di coloro che avevano scritto tali disquisizioni, che gli occhi hanno cominciato addirittura a pizzicarmi.
Comincio, mio malgrado, a credere nella cosiddetta serendipity: mentre, immerso nella lettura di uno dei romanzi minori di Vladimir Nabokov (La gloria; ma esistono romanzi minori di Nabokov?), ero alla ricerca della bellezza assoluta – che nella scrittura dell’autore russo si trova, a profusione- mi sono imbattuto in questo passaggio che ho, qui sopra, indegnamente parafrasato. Cercavo la bellezza e ho trovato la descrizione perfetta, puntale -quasi un’epifania- del mio rimescolamento, dell’emozione che mi ha colto nel leggere alcune delle recensioni dell’ultimo album di Sufjan Stevens.



