bdrmm – I Don’t Know

Francesco Amoroso per TRISTE©

Un sophomore slump (crollo del secondo anno) avviene quando uno studente (o, più spesso, un atleta) al secondo anno non riesce a essere all’altezza degli standard relativamente elevati che ha mantenuto durante il primo anno. Nel Regno Unito, il sophomore slump è più comunemente indicato come second year blues, mentre in Australia è noto come second year syndrome ed è particolarmente comune quando ci si riferisce ad atleti professionisti che hanno una seconda stagione mediocre dopo un debutto stellare. Nella musica, una tendenza simile al sophomore slump è il difficult second album o second-album syndrome, spesso caratterizzata da difficoltà nella scrittura dei brani e nel tentativo di cambiare il proprio stile musicale.
Da ragazzino, quando leggevo avidamente i giornali inglesi per scoprire musica e artisti di nicchia, mi trovavo spesso di fronte a recensioni che parlavano del fatidico difficult second album e, da allora, ho di frequente riscontrato la difficoltà delle band che riuscivano a esordire con lavori di enorme successo di pubblico e/o di critica, a replicare quel successo con il secondo album.

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Rosie Miles – Still Life

Francesco Amoroso per TRISTE©

Though her legs are aching
She patiently sits at the station
To watch hope roll away like an underground train

Mi è già capitato di raccontare altrove come, nei primi giorni del lockdown (sono passati solo tre anni, eppure è un periodo che sembra far parte della vita di qualcun altro o di un tempo così remoto a cui, ora, si guarda con distacco e, magari, solo un pizzico di nostalgia), avessi trovato rifugio nell’ascolto e nella ricerca compulsiva di novità musicali e di artisti che non ricevevano, nelle riviste e webzine specializzate, particolari attenzioni.
Quella ricerca musicale, dettata dalla necessità di avere qualche stimolo in più in un momento in cui tutto sembrava fermo e monotono, mi portò a fare notevoli scoperte e, da allora, pur con le inevitabili restrizioni dovute al tempo limitato dagli impegni che, con la fine di quel tempo sospeso, sono ritornati pressanti, non ho smesso di guardarmi intorno per scoprire musicisti stimolanti fuori dai soliti -per quanto indipendenti- circuiti.
E’ così che, qualche tempo fa, mi sono imbattuto in una giovane musicista, operante a Leeds, i cui unici brani disponibili, mi hanno subito colpito molto favorevolmente.

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Grian Chatten – Chaos For The Fly

Francesco Giordani per TRISTE©

“Se non ci perdessimo, saremmo perduti”
Jean Echenoz, Un anno,
Einaudi, 1998

Ammetto di aver reagito con un certo fastidio misto a scettico pessimismo alla notizia di un imminente esordio solista di mister Chatten. Me ne sfuggiva un po’ il senso, essendo ormai diventati i Fontaines D.C., grazie anche al cospicuo successo critico e commerciale di Skinty Fia, una delle rock band dal segno più forte fra quelle attive oggi nel mercato europeo, tanto da tirarsi dietro una scia schiumosa di emuli ed aspiranti competitori.

Mi appariva, questa improvvisa, non preannunciata, volontà del cantante dublinese di vedere il proprio nome scritto in calce ad un disco, il segno di una possibile crisi interna alla band, di una stanchezza precoce, di una temibile nausea (del resto apparsa più e più volte nel canzoniere degli Irlandesi, tanto da diventarne quasi un marchio di fabbrica poetico) o forse, più semplicemente, un anacronistico atto di vanità da parte di una rockstar effimera, già inghiottita dal capriccio egotista.

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Susanne Sundfør – blo​́​mi

Francesco Amoroso per TRISTE©

And the body is not apart from the spirit
The body itself appears every moment
And it’s constantly made of love in one of the purest forms
Gravity

Ve lo immaginate da queste parti un album che inizia con un brano di quasi quattro minuti, costruito su uno spoken word metafisico, che finisce immediatamente al numero due in classifica nella settimana del suo debutto? No?
Neanche io. E, probabilmente, è difficile da immaginare ovunque.
Eppure accade, in Norvegia (dove, a guardare un po’ le classifiche di vendita non è che poi siano messi tanto meglio che altrove).
In Norvegia Susanne Sundfør è una specie di stella della musica, magari non proprio una pop star, ma certamente un’artista che arriva regolarmente ai primi posti delle classifiche ad ogni nuova uscita. Con il nuovo blo​́​mi ha debuttato al secondo posto (anche se è rimasta in Top 40 solo per un paio di settimane). Sono sedici anni che Sundfør è sulle scene e, da altrettanti anni, i suoi album, spesso sia concettualmente che musicalmente complessi, a volte quasi ardui, riescono a scalare le vette della classifica senza bisogno di compromessi di alcun genere.

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Daniel Blumberg – Gut

Peppe Trotta per TRISTE©

Una personalità complessa, profondamente emotiva e per certi versi instabile, sempre orientata a ricercare la bellezza attraverso vie tortuose.
Daniel Blumberg ne ha dato ampia dimostrazione nei suoi primi due album da solista, conseguenti alle esperienze collettive e a numerose collaborazioni eccellenti, tasselli a cui si aggiungono diverse derive ancor più sperimentali e una prima prova da autore per il cinema firmata nel 2022 e culminata con l’assegnazione del premio Ivor Novello.

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