Lianne La Havas- Lianne La Havas

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Carlotta Corsi per TRISTE©

Sono stati cinque mesi silenti, ma sapevo benissimo che avrebbero portato il loro frutto a maturazione solo in estate.
Sì, perché la quarantena in realtà ha solo irrigidito tutti quei brutti comportamenti e, talvolta, quei distanziamenti sociali che già attuavo nel mio quotidiano e indubbiamente la riapertura delle frontiere ha scoperchiato la grande voragine d’inadeguatezza e ansia che raggiunge il suo culmine in particolar modo ogni volta che devo usufruire del servizio Trenitalia. Chissà come mai.

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Bruno Bavota – Apartment Loops Vol. 1

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Peppe Trotta per TRISTE©

È un silenzio gravido, pieno di urgenza creativa e comunicativa, quello che ha segnato il lento scorrere della recente primavera, stagione del risveglio che quest’anno è stata segnata dalla gelida cristallizzazione dell’imposto isolamento antivirale.
In molti si sono rifugiati nei propri pensieri per poter affrontare questo strano periodo e non pochi ne hanno estratto vitale linfa con cui esprimere le proprie sensazioni.

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bdrmm – Bedroom

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Francesco Amoroso per TRISTE©

Quando, qualche tempo fa, conducevo una trasmissione radiofonica su una storica radio privata romana, con il caro amico e co-conduttore Raffaello ci eravamo ripromessi di non mandare in onda quelle band che avevano per nome una sequenza di consonanti maiuscole.
Era una scelta un po’ snobistica, lo ammetto, ma era anche dettata dal fatto che fosse per noi quasi impossibile pronunciare correttamente quei nomi che, a partire da MGMT e  STRFKR, per un breve periodo, a cavallo tra il primo e il secondo decennio del nuovo millennio, andavano così di moda da risultare terribilmente irritanti.

Probabilmente avremo contravvenuto alla nostra regola in qualche rara occasione, ma, per fortuna, così come era arrivata, la moda è stata presto abbandonata, con nostro grande sollievo.

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Jarv Is… – Beyond The Pale

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Francesco Amoroso per TRISTE©

Uno dei più vividi ricordi della mia lunga militanza come spettatore di concerti risale, oramai, a quasi venti anni fa esatti.
Era la prima estate del nuovo millennio e mi ero recato in Inghilterra per assistere al festiva di Reading, che, quell’anno annoverava tra gli headliners gli Oasis, gli Sterophonics e i Pulp.

La band di Jarvis Cocker era già nella fase calante della sua fama, raggiunta nel 1994 (a livello più locale) con “His’n’Hers” e, a livello globale, inaspettato e impressionante, nel 1995 con “Different Class”.
Dopo una performance di Beck, notevole ma non troppo coinvolgente (e dopo che, la sera precedente, avevo assistito, da distanza siderale, a un concerto degli Oasis che si era rivelato un vero e proprio anticlimax e molto vicino a una delusione), nell’oscurità e circondato da anglosassoni che sembravano non particolarmente eccitati all’idea di seguire il concerto di una band che era stata rilevante oramai troppo tempo prima, rimasi abbagliato da un faro viola e da Jarvis Cocker, alto, dinoccolato, carismatico, vagamente nerdy che, con una camicia altrettanto viola, si muoveva sul palco con misurata eleganza e monopolizzava la mia attenzione (e quella degli altri spettatori) con gesti ipnotici e studiati.
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DG Solaris – Spirit Glow

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Francesco Amoroso per TRISTE©

Prima dell’avvento della rete e dei social network (lo so, sto parlando di preistoria) i contatti tra gli artisti e i loro fan (o anche i semplici ascoltatori) erano piuttosto sporadici.
Si poteva seguire un artista per anni, apprezzarne le varie uscite, adorarne l’evoluzione e la poetica eppure non conoscere nulla della sua vita privata.
Era possibile ignorare il nome che si nascondeva dietro un alias conosciutissimo o capitava che intorno a una band si costruissero leggende e narrazioni epiche, solo grazie all’aiuto di un buon PR.

Da qualche tempo a questa parte la situazione è cambiata: gli artisti sono spesso nostri “amici” sui social network, attraverso i quali condividono non solo le proprie creazioni artistiche, ma anche opinioni, idee, riflessioni intime e momenti di vita familiare e quotidiana. Continua a leggere