Spirit Fest – Mirage Mirage

mirage mirage

Marco Bordino per TRISTE©

Certe cose arrivano nel momento giusto, o forse in certi momenti è vitale trovare cose giuste per non disperarsi.
In questo lungo periodo di distanziamento ho passato molto tempo in casa mia, da solo. Risparmio al lettore l’elenco dei piaceri e dei dispiaceri che ho scoperto nella forzata permanenza in casa.
Niente di pionieristico, un film di qua, una reumatismo dell’anima di là. Tra questi, una condizione che è cresciuta nel protrarsi di questa quarantena ha riguardato, nella mia esperienza, una moderata dispercezione del tempo.
Non tanto rispetto al ritmo diurno/notturno o a quello atmosferico.
Il tempo nei giorni passava senza che gli eventi o i programmi ne influenzassero il giudizio: in fondo non era stata una giornata nè positiva nè negativa.

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Elnath Project – Feedback Works

elnath works

Alberta Aureli per TRISTE©

La terra possiede una forma distinta, separata, precisa. Alla confusione, all’indistinto carico di tenebre di Caos, Gaia oppone nettezza, compattezza, stabilità. Sulla terra ogni cosa è ben delineata, visibile, solida. Gaia può essere definita come il suolo su cui dèi, uomini e animali camminano con sicurezza. Gaia è il pavimento del mondo.

La spiega così l’origine dell’universo Juan-Pierre Vernant, perché sia chiaro anche ai bambini che apparteniamo al mondo e alla terra, e che senza la misteriosa lastra sotto i nostri piedi non avremmo più possibilità d’essere.

Proprio per questo, fra tutte le forme di nostalgia, la più struggente, ma forse anche la più pericolosa, è la nostalgia del mondo, perché senza il mondo è la nostra stessa possibilità di esistere a entrare in conflitto.
La nostalgia del mondo è fatta di distanza e di separazione, ci chiude nel ricordo e amplifica la claustrofobia di ogni presente.
Ne abbiamo fatta esperienza da poco.
È stata un’esperienza complicata, la mia testa, per esempio, si è riempita di immagini luccicanti, scogliere ventose, aeroporti notturni, spiagge lontane dove la luce del sole si infila tra le foglie dei cespugli a secco e fa brillare ogni cosa.
Voglio tornare a camminare, voglio aspettare un volo in ritardo e guardare gli aeroplani che decollano dietro il vetro giallo di un aeroporto.

A ogni immagine seguiva un desiderio e a ogni desiderio però il confine, e la separazione.

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Choir Boy – Gathering Swans

Gathering Swans

Francesco Giordani per TRISTE©

Ogni tanto ci penso. Quanti album scomparsi in questi mesi. Album magari assolutamente meritevoli di elogi come, per restare sul personale, l’insperato ritorno degli Strokes o l’esordio dei Porridge Radio, scivolati inesorabilmente sotto il peso della maledetta pandemia nel fondo limaccioso dei trafiletti di un Guardian qualunque.

Il meraviglioso feuilleton settimanale dei nostri ascolti si è del resto impoverito di colpi di scena, le trame ridotte all’osso, i twist e le new entry rimandati a settimane più miti e rilassate, tanto che vien quasi il sospetto che Pitchfork, ben conscia della drammatica situazione, abbia pensato di appioppare un sin troppo ingombrante Nobel per la musica alla grande, grandissima anzi, Fiona Apple, pur di restituire un po’ di vitalità (magari anche polemica) a quel fenomeno bislacco e unico nel suo genere che è il dibattito sulla musica pop. Fenomeno nel quale, lo sappiamo bene, discorso e oggetto del discorso non sono mai del tutto separabili.

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Jetstream Pony – Jetstream Pony

jetstream pony

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ha ancora senso, giunti alla soglia della mezza età, scrivere, incidere e suonare, ma soprattutto ascoltare un genere musicale nato e cresciuto per veicolare sentimenti, pulsioni, sensazioni e emozioni adolescenziali?

È una domanda che mi balena nella mente sempre più di frequente, quando mi avvicino a un nuovo album indiepop suonato da veterani della scena che con me condividono non più soltanto un comune sentire ma anche l’età anagrafica. Eppure, altrettanto spesso, i miei dubbi sono spazzati via nel tempo di un paio di battute.

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Damien Jurado – What’s New, Tomboy?

what's new tomboy

Peppe Trotta per TRISTE©

Ci sono giorni che non finiscono mai, scanditi dal repentino susseguirsi di cose da sbrigare e da dover dire e fare anche quando non si avrebbe più voglia.
Un’incessante corsa ad ostacoli che prosciuga energie e lascia affiorare una profonda stanchezza.

Poi però arriva la sera, lentamente rientri e non appena vedi dalla strada la luce di casa accesa, tutta la fatica si dissolve e torna il sorriso.
Un nuovo disco di Damien Jurado ha sempre per me l’identico, confortante calore di quel bagliore familiare e fortunatamente, negli ultimi anni, i suoi lavori continuano a giungere in modo puntuale.

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