Indians – Somewhere Else – 2013

Il cielo di Londra è grigio stamane, è il tempo prefetto per una recensione TRISTE©. Apro gli occhi, metto le cuffie, faccio partire “Somewhere Else” e il bollitore per il tea. Ora, se mai ci fosse un tempo perfettamente adatto all’ascolto di un disco del genere, sarebbe un mattino Fall/Winter d’oltremanica, quindi non mi assumo responsabilità per qualche affermazione troppo azzardata.

indians

A me Indians ricorda molto gli Spiritualized, con tutte le proporzioni del caso, ma riesco ad estrapolare quel qualcosa all’interno della loro musica che li rende originali, quel qualcosa che richiede senza dubbio più di un ascolto, e che quindi alla lunga premierà solo i più motivati. Questo parallelismo è presente in molte delle canzoni dell’album, anche se in certi casi, il bravo Soren Lokke Juul ricorda un Bon Iver lasciato solo (“Bird”) o addirittura riesce a farmi pensare (“I am Haunted”) a un vecchio canadese citato da Ligabue in una delle sue più celebri canzoni (nemmeno io avrei mai creduto di arrivare a scrivere la parola Ligabue su questo blog, vi prego perdonatemi).

In sintesi, quest’album riesce a mantenere un certo senso di intimità ed onestà che riuscirà senza dubbio a catturare i cuori di molti ascoltatori. Pensare che sia danese, mi lascia un po’ perplesso, mi sarei aspettato una cosa più pop o elettronica, e sebbene entrambi i generi siano presenti in questo LP, non si riesce a scinderli l’un l’altro a dimostrazione di un sapiente e maturo uso dei propri mezzi.

Forse questa nuova generazione di gente cresciuta a pane e Napster riesce davvero a metabolizzare e creare musica con una consapevolezza molto più internazionale di chi li ha preceduti. Molto meglio per noi. Ora però, nel cielo di Londra si apre uno spiraglio di sole, forse è il caso di iniziare a lavorare. Magari ascoltando questo disco ancora per un po’. Voto: 7. Un disco che cresce nel tempo.

PS: per tutti quelli che come me si sono avvicinati alla band pensando che il nome fosse un omaggio ad una delle commedie più belle e divertenti degli anni ’90 (protagonista una squadra di baseball), sperando di trovare una versione 2012 di “Wild Thing”. Beh, per tutti voi, sarà una mezza delusione.

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