Club Night – Hell Ya

Giacomo Mazzilli di TRISTE©.

500 grammi di farina, 100 grammi d’olio d’oliva, qualche cucchiaio di rosmarino secco, 125ml di acqua, un uovo, sale quanto basta.

Non sto dando i numeri, ma la ricetta dei taralli. Quelli lucani, come il 50% del sangue che scorre nelle mie vene. Quello che mi ha portato a fermarmi a Picerno, sulla strada verso Gallipoli, qualche mese fa. Là ho scoperto l’eccellenza dei peperoni cruschi.

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Aisha Badru – Vacancy EP

Marica Notte per TRISTE©

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Molte volte si usa questo detto popolare quando bisogna giustificare i propri gusti se questi non trovano nessuna relazione con quelli altrui. Pochi sanno che questo motto è una trasposizione, o meglio trasformazione abbastanza fedele, del pensiero kantiano sui giudizi estetici < è bello ciò che piace universalmente senza concetto>.

Anche io, nonostante gli anni universitari passati sui lunghissimi libri di filosofia, preferisco usare il proverbio per dare maggiore efficacia, e soprattutto comprensione, alle mie conversazioni.

Accade che se per ciò che ci piace si fa fatica a formulare le giuste frasi (o meglio quelle che si avvicinano alle sensazioni esperite), si fa più facilità a spiegare i perché di ciò che non ci piace. Come un gioco di traduzione inversa!

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Trotting Bear – Thread

Marica Notte per TRISTE©

Non è difficile entrare in armonia dopo soli alcuni minuti con alcune canzoni. Te ne accorgi perché nello stesso tempo sei altrove e presente lì dove sei: camera, parco o vecchie strade romane.

Come se in quelle parole e note venissero riassunti i propri stati d’animo. Questo forse perché per quanto ognuno di noi si distingua dagli altri, in realtà trova sempre delle somiglianze che permettono di riconoscere la propria esistenza (o condizione) in quella altrui. Alla fin fine, è una questione di gradi, a chi più e a chi meno.

Ed è così che ascoltando Thread, ultimo album targato Trotting Bear (uscito appena due giorni fa, il 7 Ottobre) ti concedi del tempo per ascoltare te stessa, per capire quello di cui hai bisogno. Dalle semplici cose alle più complesse.

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The Districts + Blaenavon @The Lexington – London

L’ultima volta che mi sono ritrovato a pensare: “ma vado a quel concerto per la band che apre o per gli headliners?” era un po’ di tempo fa. Primavera 2010, una giornata splendida: ci eravamo riuniti a Londra io, la parte romana e due nostri grandissimi amici. TRISTE non esisteva ancora ed eravamo persone felici. Ah-Ah.

Eravamo felici per via di un concerto, quello dei Pavement (mamma mia che pezzo, finirò col riascoltare tutti i loro album nelle prossime settimane) alla Brixton Academy e ad aprire c’erano i bravissimi Broken Social Scene (si, l’hanno suonata questa). Devo aggiungere altro?

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Kishi Bashi – Lighght

C’è il tempo che non trovi per fare quello che vuoi, il tempo che cambia tipico della primavera inglese, c’è il tempo che scorre via veloce, quello che vorresti dedicare alla musica che ti piace. Poi c’è il tempo che serve per comprendere pienamente un’artista, o un album. Quello che si dovrebbe trovare sempre per le cose che amiamo.

Questa settimana, noi di TRISTE, di tempo non ne abbiamo. E il fatto che mi ritrovi a scrivere questo post mi fa capire pienamente che il tempo per fare ciò che amiamo, è il tempo più importante che ci sia. Grazie Kaoru Ishibashi.

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Cloud Nothings – Here and Nowhere Else

A qualcuno potrá sembrare strano, ritrovarsi ad ascoltare noise-indie-rock in un blog che recensisce principalmente indie-folk, ma é solo frutto della nostra schizofrenia.

Siamo due teste ed ognuna ne ha una molteplicitá pericolosa. Io sono quello a cui piace il grunge e l’elettronica; l’altro é quello che ama i Pink Floyd. Giá, perché per me la psichedelia é esistita solo nella triade californiana Grateful Dead, Love, Jefferson Airplane.

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Neil Halstead + Junkfood @ Circolo degli Artisti (Roma) – 03/04/2014

Ieri sono tornato a casa dal lavoro e ho scoperto di avere telefono ed internet staccati. Ora, visto che le bollette le ho pagate tutte (malfidati…), si prospetta di fronte a me un nuovo baratro di stress: dopo la lunga epopea con Acea (di cui vi ho informato con assiduità) potrebbe iniziare quella con Fastweb.

Fortunatamente la serata promette qualcosa di meglio. Il Circolo degli Artisti ci fa lo splendido regalo di chiamare a Roma Neil Halstead, e per un po’ di tempo posso scordarmi delle mie battaglie burocratiche.

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