The Flaming Lips – The Terror – 2013

Il nome Flaming Lips riporterà alla mente di molti di voi una band dai suoni pop a volte noise, da sempre basati su soluzioni psichedelico/sperimentali. A me invece ricorda da subito uno dei supereroi meno riconosciuti e rispettati al mondo: Yoshimi.

Entrare nel mondo dei Lips è un po’ un viaggio a senso unico nei meandri di menti che da sempre si sono sentite libere di sfruttare tutte le loro grandissime capacità creative, prendendosi gioco degli standard compositivi della musica pop. Degli outsider che però non sono mai caduti sotto il peso delle loro elucubrazioni strumentali/mentali confezionando negli anni un prodotto costantemente piacevole, innovativo e con quell’attitudine fancazzista/giocosa che ci piace tanto.

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Golden Grrrls – Golden Grrrls – 2013

Non è che ho iniziato ad avere problemi di artrite e non sono così stupido da aver sbagliato il nome due volte di fila, la band del giorno si chiama proprio Golden GRRRLS con tre R. Mi piace pensare che sia un errore di battitura un po’ come quello che fece l’avo di un ex giocatore di Milan ed Inter, Pietro Guglielmin, che finì con l’avere un cognome degno di un supercalifragilistichespiralidoso.

O forse il GRRR lo si deve all’attitudine punk che mettono nelle loro canzoni e che si evince anche dalla durata delle tracce, le quali raramente sfondano il muro dei tre minuti.

Golden Grrrls

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Indians – Somewhere Else – 2013

Il cielo di Londra è grigio stamane, è il tempo prefetto per una recensione TRISTE©. Apro gli occhi, metto le cuffie, faccio partire “Somewhere Else” e il bollitore per il tea. Ora, se mai ci fosse un tempo perfettamente adatto all’ascolto di un disco del genere, sarebbe un mattino Fall/Winter d’oltremanica, quindi non mi assumo responsabilità per qualche affermazione troppo azzardata.

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Local Natives – Hummingbird – 2013

Gli Hummingbirds sono gli uccelli più piccoli del mondo, anche se a me questa parola fa venire subito in mente altre due cose: una canzone meravigliosa dei Wilco (la migliore live band dell’universo – si, ci sono i Floating Disk da Saturno ma non sono all’altezza) e il carrot cake più buono di Londra.

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Everything Everything – Arc – 2013

I neri hanno la musica nel sangue. Non c’entra niente con la recensione, ma farà sembrare meno “luogo comune” quello che dirò fra poco: è solo live che si riesce a capire la qualità di una band. Ad essere sincero, un paio di anni fa, quando vidi gli Everything Everything dal vivo non rimasi impressionato. Il live-set sembrava un po’ confusionario, le linee melodiche un po’ tutte uguali e non si riusciva a riconoscere quei suoni che su disco rendono le loro fatiche meritevoli di attenzione.

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