Slow Club – Complete Surrender

A dispetto del loro nome, gli Slow Club sono una band che non ama districarsi solamente in chiave acustica e personale, diciamo intima. Piuttosto è una band che cerca di vivere tutte le emozioni del quotidiano. O almeno è quello che sembra venire fuori dai loro dischi, che in passato hanno visto affiancare pezzi come Hackney Marsh a The Dog.

Ah, The Dog, il pezzo che mi ha fatto innamorare di loro. 2′ e 46” di intensità e chitarre rock. Poi ho visto le foto di Rebecca Taylor e alla fine non nego che abbiano contribuito ad incentivare la mia passione per la band.

SC - complete surrender

Ma questa volta l’album sembra diverso e decisamente più pulito. Soprattutto nei primi due pezzi, che ci presentano un suono veramente raffinato, molto più soul di quello a cui ci avevano abituato. Tears of Joy è una canzone che a mio parere riesce a prendere le influenze da un’artista bravissimo che li accompagna spesso in tour: Sweet Baboo. Everything Is New è invece un crescendo emozionale travolgente che ci prepara al pop carismatico e un po’ anni 60 di Suffering You, Suffering Me.

Ho dovuto aspettare (senza lamentarmi troppo) The Pieces per ascoltare la voce di Charles Watson e ilsentire che era accompagnata da suoni di fiati mi ha fatto un attimo riflettere. Cosa ci fa questo Motown-touch nel loro nuovo disco? Ed invece è proprio questo il cambiamento di cui non mi ero ancora reso conto. Gli Slow Club hanno virato verso il soul-pop ed hanno aggiunto nuove risorse al proprio repertorio. Il risultato è veramente pregevole dato che il disco suona molto maturo e compatto.

Complete Surrender, come si potrebbe definirlo in altro modo se non un completo abbandonarsi alla propria natura per cercare di estrapolare la fiamma creativa alla base della propria anima. Sorprendentemente nera.

The Queen’s Nose, Paraguay and Panama, Number One sono pezzi molto intensi, soprattutto l’ultimo, e svelano un lato che veniva probabilmente eclissato dall’urgenza e la presa più diretta dei dischi precedenti.

Una piacevole sopresa, così come la voce di Rebecca che avvolge, dona calore ed espressività all’album. Una ragione in più per amarla, una ragione in più per amare il nuovo disco degli Slow Club.

PS: qui potete trovare le dieci regole stilate da Rebecca, nel caso aveste la voglia e la determinazione di conquistarla.

 

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