The House of Love – The House of Love

Francesco Amoroso per TRISTE©

Interno notte. Una radio suona nel buio quasi assoluto. All’ascolto un adolescente avido di novità ed emozioni. All’improvviso, annunciata dalla voce amabile dello speaker, parte una canzone: si chiama Shine On. La stanza, la più classica delle “camerette”, si illumina d’improvviso. L’adolescente non riuscirà più a dormire quella notte.

Forse (anzi sicuramente) sto romanzando un po’, ma la sensazione provata all’ascolto di Shine On, il primo singolo degli inglesissimi The House Of Love, è stata davvero quella, più o meno. Un colpo di fulmine, una folgorazione.

TheHouseOfLove

Dopo quella notte degli House Of Love non ho sentito più parlare per un po’, nonostante tentassi di trovare loro notizie sulle riviste italiane e straniere (e attraverso MTV Europe). Quello c’era. Altri strumenti non ne avevo.

Ci vollero mesi per scoprire che gli House Of Love avevano pubblicato addirittura un album per la Creation Records, nel quale, tuttavia, la strabiliante Shine On non era contenuta. E altro tempo ancora prima di trovarlo. Era lì, nell’estate del 1988, seminascosto in uno scaffale di uno di quei fantastici negozietti di dischi di provincia (che ora, naturalmente, non ci sono più) che mi attendeva, con i volti imbronciati dei giovanissimi Guy Chadwick e Terry Bickers in copertina, senza alcuna scritta, né il titolo, né il nome della band (a la Felt, direi e, non a caso, gli House Of Love, nelle loro prime uscite, fecero da spalla proprio alla band di Lawrence).

Era sempre una grande emozione posare la puntina del giradischi sul primo solco di un disco senza sapere bene cosa aspettarsi (ma, non di meno, con grandi aspettative).
L’album si apre con Christine, il singolo, una canzone che rimandava direttamente ai Jesus & Mary Chain di Darklands, se i J&MC avessero avuto un grande cantante e un grande chitarrista (e lo spleen al posto dell’angst).

Una vera delizia, insomma. La delusione della mancata inclusione di Shine On era già superata. Ma The House Of Love (a proposito: il nome della band era stato preso da Chadwick da un romanzo di Anaïs Nin davvero erotico, mica 50 sfumature di qualcosa) non era una raccolta di singoli, né un album con qualche vetta e qualche riempitivo. Era, ed è, un album conciso diretto, senza cali di tensione e senza inutili lungaggini.

TheHouseOfLove2Pare che Chadwick e Bikers avessero discusso a lungo sulle derive psych delle chitarre di quest’ultimo, decidendo alla fine, di lasciar sfogare il chitarrista solo dal vivo, per mantenere il lavoro in studio più sobrio e calibrato. Il risultato è evidente ed entusiasmante. Hope, Road, Sulphur sono tutti brani brevi e immediati, nei quali sono esaltate la capacità di Guy Chadwick come cantante e songwriter e quelle di Terry Bickers come chitarrista dal tocco sopraffino (ma basta ascoltare l’assolo della trascinante Salome, per rendersi conto che Bickers sapeva anche “rockeggiare” alla grande).

Ci sono echi di Felt, Echo & The Bunnymen, The Church, nelle dieci canzoni che nell’estate del 1988 mi hanno fatto perdutamente innamorare degli House Of Love, ma la personalità della band si manifesta in tutta la sua vitalità soprattutto nelle ballate, sottilmente pischedeliche e emotivamente coinvolgenti.

Man To Child è una riflessione, malinconica e soffusa, sul passare del tempo, sull’invecchiare e il miracolo si compie perché la musica riesce a convogliare le stesse sensazioni evocate dalle parole, Fisherman’s Tale parte come una ninna nanna cullante e cresce fino a diventare ipnotica, ma è Love In A Car piazzata come secondo brano del lato B dell’album, a essere la vera prova che gli House Of Love siano stati (forse solo per lo spazio di un album e qualche singolo) una delle band più importanti della loro generazione.

La canzone parte con le note alte della chitarra di Bickers, seguite dalla languida e sensuale voce di Chadwick e lentamente si evolve in una ballata sempre più tesa e drammatica. L’amore in una macchina: difficile trovare un argomento di più romantico e, al contempo, più prosaico, soprattutto a venti anni (It’s so deep here/Just let your sweat fall on me/ We stared at the trees/They seemed to be/Bare as a desert breeze).

Perché un’infatuazione (vedi Shine On) si trasformi in un grande amore bisogna saper attendere, riuscire ad assaporare l’attesa e far crescere e maturare il sentimento. Le soddisfazioni saranno ancora maggiori e si riusciranno anche a perdonare le successive, inevitabili, delusioni. Con gli House Of Love andò così (e non è mai troppo presto per fare propri certi ammaestramenti).

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