Advance Base – Nephew in the Wild

Qualche tempo fa un mio carissimo amico (nonchè assiduo lettore di TRISTE©) mi chiese una “consulenza musicale”. Lui è un autore televisivo e stava cercando un pezzo malinconico da utilizzare per un qualche momento un po’ strappalacrime di non ricordo più quale talent stesse seguendo in quel momento (scusa Luca).

Beh, di musica (soprattutto malinconica…) poteva venirmene in mente a palate, ma in quel momento, non so perchè, gli nominai un pezzo a cui tengo particolarmente: Summer Music, tratto del primo disco a nome Advance Base di Owen Ashworth.

Beh, se la televisione italiana ha avuto per un brevissimo momento una colonna sonora più interessante ringraziate Luca (e un po’ anche me).

AdvanceBase_NephewInTheWildEcco, dopo tre anni di silenzio (anche se arricchiti da varie collaborazioni, tra le quali quella per il bellissimo Benji di Mark Kozelek), Owen Ashworth torna con un nuovo disco. Molto atteso. Soprattutto da parte mia. E da quelli che come me hanno il cuore tenero.

Eh sì, perchè il signor Ashworth è tutto uno struggere di malinconia e dolcezza. Già con il suo precendente (e, forse, più famoso) moniker Casiotone for the Painfully Alone (sì sì lo so. Il nome dice già tutto) il nostro aveva messo insieme 5 dischi di lotte (soprattutto interiori) adolescenziali.

Abbandonato il vecchio nome con l’ultimo disco Vs. Children, Ashworth si è buttato sul nuovo progetto, arricchendo con una svolta più pop le sue canzoni, intrise di storytelling e strumentazione vintage.

Nephew in the Wild prosegue su questa strada. E se forse non aggiunge molto dal punto di vista della novità compositiva, possiamo anche dire di fregarcene. Non è questo che cerchiamo in Owen Ashworth.

La sua musica, di una sincerità imbarazzante, le sue storie (spesso dure e tristi), le sue melodie lo-fi sono tutto quello che vogliamo. E quello che ci basta. Ascoltatevi il pezzo che chiude il disco, Kitty Winn, e con la conclusione già avrete voglia del ritorno.

Se per ben due volte nelle 10 canzoni del disco compare il termine “Christmas” associato a due città del Michigan (Dearborn e Milwaukee), sicuramente si capisce come il mood del disco non sia propriamente quello estivo, nè quello gioioso (non oso immaginare come sia passare l’inverno nel Midwest statunitense).

Ma se superate l’impatto “stagionale”, questo album potrà accompagnare perfettamente la vostra malinconia di fine estate (succede solo a me?): tra le altre, Pamela e The Only Other Girl From Back Home sono due canzoni che già dai primi ascolti mi sono rimaste dentro, mentre l’iniziale Trisha Please Come Home sembra proprio riprendere dove ci aveva lasciato il disco precedente, ricordando (pure troppo…) la già citata e bellissima Summer Music.

E se Ashworth ci viene a riprendere per mano dove ci eravamo salutati, noi accogliamo questo nuovo disco con grande piacere, accettandone i limiti e apprezzandone la sua forza emozionale.

Luca, vedi tu dove piazzare queste nuove 10 canzoni.

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