Rome Psych Fest (day 1) @Monk Club – Roma, 1/10/2016

clinic_psychfestEmanuele Chiti per TRISTE©                                                                                            (foto di Eliana Giaccheri)

Negli ultimi anni l’interesse del pubblico internazionale verso le sonorità che si rifanno al movimento psichedelico degli anni ‘60/’70 è cresciuto in maniera esponenziale, al punto tale da vedere nascere diversi festival a tema (Eindhoven Psych Lab, Manchester Psych Fest, Liverpool International Festival of Psychedelia) dove il punto di riferimento sono band di culto come 13th Floor Elevators o Electric Prunes.

Roma non è stata da meno, e grazie al lavoro magistrale dei ragazzi dietro le quinte è nato, dopo una preview e un warmup nel corso dell’anno, il Rome Psych Fest ospitato dal Monk Club.

Un’organizzazione ottima e orari consoni al normale svolgimento di un concerto (orari svizzeri come si è letto in giro!) hanno fatto da cornice ad una line-up ottima e con diverse sorprese.

In particolare la prima serata, seppur nata con la pessima notizia della mancata presenza dei J.C. Satan causa problema al furgone, ha messo in mostra act consolidati e gradevoli novità.

Nella Sala Camini del Monk, per l’occasione ribattezzata Lucertola Stage, comincia il duo italiano Edible Woman, stavolta in formazione particolare (Nicola Romani non alla batteria ma al sequencer e alla batteria elettronica). Esperimento interessante che ha messo in risalto l’aspetto più ritmico dell’acido psych con tinte Teardrop Explodes dei due.

Arriviamo in tempo nella sala grande del Monk (divisa in Lupertola Stage e Lupa Stage) per il finale noise dei milanesi Gluts (molto poco psych), che subito attaccano i Levitation Room con il loro rock 60’s in puro stile Velvet Underground, ma anche debitore, a tratti, al sound che ha reso celebri band come Orange Juice o Aztec Camera.

Una delle più belle sorprese sono stati senza dubbio gli Orange 8, duo romano che propone un blues-folk dilatato reminiscente, a tratti, di John Martyn. Davvero bravi. Come d’eccezione è stato il più tradizionale set impostato sull’esempio di Canterbury dei Winstons, super trio con Roberto Dellera, Enrico Gabrielli e Lino Gitto. Molto retromania, ma d’impatto.

Tess Parks ha brillato più per simpatia che per altro: il suo disco I Declare Nothing, composto con Anton Newcombe dei Brian Jonestown Massacre che ha acceso un po’ di hype su di lei, spogliato e ridotto all’osso di voce e chitarra appare debole nella scrittura. Al contrario lo psych rock degli italianissimi Big Mountain County è stato come sempre di grande impatto, soprattutto sul finale infuocato.

Una sicurezza infine gli storici Clinic, in divisa da infermieri di ordinanza, con la loro ricetta che mescola ritmi post punk a ventate lisergiche e li ha resi famosi nel corso degli anni.

Eventi come questi fanno capire che anche a Roma, in ambito strettamente rock e derivati, è possibile organizzare situazioni che possano unire sia qualità della proposta che risposta del pubblico: basta volerlo.

tessparks_psychfest

 

 

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