Sharon Van Etten – Remind Me Tomorrow

Emanuele Chiti per TRISTE©

Cinque anni in questi tempi frenetici sono tanti, forse troppi.

Ma tanti ne sono passati dall’ultimo disco di Sharon Van Etten, Are We There.
E se prima per l’appunto “eravamo lì”, nei territori new folk al femminile americani, ora dove siamo?

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Antonio Raia – Asylum

Emanuele Chiti per TRISTE©

Ci sono cose che in giovane età guardi con paura, distacco e a volte noia.

Le stesse cose dopo tanti anni si trasformano in qualcosa di concreto, reale di cui non puoi più fare a meno. Bello Coltrane, sì ma vuoi mettere i R.E.M. Che casino che fa Coleman! Ma vuoi mettere i Notwist?

E cosa combina Albert Ayler? Cosa “significa”?

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Cat Power – Wanderer

Emanuele Chiti per TRISTE©

Sono passati sei anni dall’ultimo disco di Chan Marshall, quel Sun dalle sonorità più elettroniche rispetto al passato.

Quasi non c’era più speranza: tra concerti sospesi per motivi vari (principalmente le turbolenze di Chan stessa), ricoveri in ospedale (I thought I was dying, dirà lei), gravidanze, tour di supporto a Lana del Rey, ormai non si riusciva più a ricollegare Cat Power alla pubblicazione di musica nuova.

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Siren Festival 2018 – Vasto, 26-29/07/2018

Slowdive – Foto di Alessio Pomponi

Emanuele Chiti per TRISTE©

La storia ormai è assodata: per svariati motivi in Italia non si riescono ad organizzare mega-festival come in gran parte del mondo occidentale (e ormai non solo).

Le cause sono diverse e non le andiamo a riassumere ora per mancanza di spazio e anche perché è bello concentrarsi su quanto di virtuoso si riesce a costruire da questo punto di vista nel nostro paese nel 2018.

Il Siren Festival è sicuramente una delle realtà più funzionanti, affascinanti e promettenti che negli ultimi anni sono riusciti a fare capolino nel sempre più intasato mercato musicale live internazionale.

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Ought – Room Inside The World

Emanuele Chiti per TRISTE©

Credo che su queste stesse pagine (si chiamano così?) parlai del fatto che la mia canzone preferita degli Ought sia, di base, una canzone molto bella dei Talking Heads, ma proiettata dieci anni avanti.

E questo è un merito, chiaramente.

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