Ali Burress – Dwell

aliburress_dwellVieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Non ricordo tutto dei miei 19 anni.

Finito il liceo avevo iniziato l’Università a Pisa. Ricordo il mio primo esame, Gnoseologia, su testi di Quine e Davidson (filosofi analitici). Ricordo che ancora giocavo a calcio con una certa “professionalità” e che avevo un gruppo con cui suonavo.

Ricordo che come adesso facevo tantissime cose contemporaneamente e che, come adesso, questa cosa mi generava un sacco di stress.

Forse avrei avuto, anche allora, bisogno di ascoltare una voce come quella di Ali Burress.

Dwell è il nuovo EP di questa straordinaria e giovanissima artista statunitense, che a soli 19 anni (appunto) sembra riuscire con la propria voce e i propri componimenti a cancellare tutte le pressioni e i dubbi della propria età (e anche della mia), pur conservando nei testi il travaglio che li ha generati (“torment is my only friend”).

Accompagnata dalla chitarra e pochi altri strumenti, che compaiono sempre delicatissimi nei pezzi, Ali Buress mette giustamente in primo piano la sua bellissima voce, capace di accarezzare l’ascoltatore con calore e un pizzico di malinconia.

Composto di 5 pezzi, Dwell non è il primo lavoro della songwriter di base a San Diego, ma segue On My Own (2013) e This Wind (2016), entrambi di pregevole fattura. Questo recente EP, rilasciato per la Spirit House Records di Portland, è stato finanziato tramite una campagna Kickstarter che in poco tempo ha raggiunto il suo obiettivo.

L’EP si apre con la bellissima This Is Where, ma davvero ogni pezzo merita un ascolto attento, non solo per le raffinate melodie ma anche per i testi su cui la Burress sembra aver fatto un importante lavoro sia per i contenuti che per la forma (si trovano spesso rime incrociate, assonanze ed altre finezze).

Momenti più alti sono forse l’eterea Desert Dust e la centrale Burn, una ballad agro-dolce (con accento sull’agro), che termina lasciando spazio alla sola voce, bellissima nella sua pulizia e toccante quando raggiunge i picchi più alti.

Non ricordo tutto dei miei 19 anni. Ma un po’ di cose me le sono portate dietro: lo stress e la passione per la musica sono sicuramente tra queste.

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