Zola Jesus – Okovi

Emanuele Chiti per TRISTE©

Non capisco la paura per l’abisso, l’oscurità, il buio, l’incerto e sì, il concetto di perdita perenne.

Non lo capisco perché il mondo è fatto di milioni di sfumature: il bianco, il rosso, il verde, il giallo eccetera eccetera esì, anche il nero.

Zola Jesus come colore ha il “nero” fino al midollo: un colore molto lontanamente abbandonato nel precedente Taiga, ma ripreso con vigore ed intensità nel nuovo Okovi, uscito sulla mai troppo glorificata Sacred Bones che tante gioie ci ha dato.

Canti ancestrali, atmosfere gotiche e beat elettronici, quelli che banalmente in passato chiamavamo ritmi industrial, i sintetizzatori di Doma che ti avvolgono e non capisci se è alba o crepuscolo, vita o morte, Exhumed dove il peggio sembra che stia per arrivare come nella trama di un film horror, l’incalzare del singolo Soak e gli archi e il minimalismo di Witness, e poi la presa di coscienza nella meravigliosa Wiseblood.

“If it doesn’t make you wiser, doesn’t make you stronger, doesn’t make you live a little bit/what are you doing?”

L’organo di Half Life ci fa chiudere questo bel racconto, l’ennesimo capitolo della vita artistica di una donna straordinaria, Nika Roza Danilova.

Nero vuol dire tante cose, non abbiate paura.

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