Welfare – Silent Other

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Da qualche anno ormai (una decina?) ho seri problemi con le altitudini.

Diciamo che già oltre i 1200/1300 metri (a volte riesco a resiste ad altezze maggiori, ma ci sono vari “caveat”) comincio ad avere un dolore lancinante all’orecchio sinistro.

Se vi interessa, l’otorino dice che in parte è dovuto al setto nasale un po’ deviato che genera un accumulo di muco che a tali altitudini, mancando appunto pressione, comincia a spingere verso l’esterno.

Secondo i miei amici, invece, è solo una buona scusa per evitare di andare in campeggio.

Invece per me è un grande dispiacere (forse non così grande, altrimenti probabilmente avrei già risolto…). E sebbene il mio cuore e i miei ricordi siano più legati al mare, molti sono i bei momenti che ho passato in montagna, almeno finchè l’ho potuta vivere pienamente.

La montagna è capace di dare pace e calma, di ispirare e temprare il fisico e lo spirito. Se il mare è una perpetua finestra verso “l’altrove”, la montagna sembra poter garantire una dimensione più chiusa, più intima ed introspettiva.

Forse sono proprio queste le caratteristiche che hanno portato Pat Whelan sulle Alpi italiane per registrare i quattro pezzi che compongono Silent Other, il nuovo EP targato Welfare.

Nativo di Doncaster, Pat vive ora nelle “Welsh Marches” dove sviluppa il proprio raffinatissimo songwriting. Anche in questo nuovo EP (andatevi assolutamente a recuperare i precedenti lavori sulla sua pagina bandcamp) mostra tutto il suo talento con canzoni al tempo stesso pacate e toccanti.

Sono quattro ballads dal sapore un po’ retrò e vagamente jazzato, in cui la melodia della voce si intreccia con piano, chitarre e percussioni (sempre portate in modo non invasivo). In Sadie, che apre l’EP, Pat dialoga con una ballerina bianca (l’uccello, non una danzatrice) alterando il “classico copione” di una triste canzone d’amore.

Il pezzo è davvero bellissimo, così come quelli che lo seguono: I Play The Horses, sulla falsariga del precedente, e I’m Getting Tired Of You Getting Tired Of Me, in cui fa capolino una vena più pop.

Ma forse il brano che più colpisce è la conclusiva Ice Skating. Malinconica e calda, questa folk ballad che a tratti ricorda il nostro amato Barzin, non può che emozionare l’ascoltatore e rimarcare non solo le doti melodiche di Pat Whelan, ma anche la sua bravura nella composizione dei testi.

Per ora il musicista inglese ha solo rilasciato alcuni EP. La qualità di questo artista è però davvero enorme, e noi aspettiamo con impazienza un esordio sulla lunga distanza e la possibilità di vederlo suonare dal vivo, magari in Italia.

Sperando che non faccia live ad altezze eccessive, altrimenti dovrei trovare una soluzione al mio problema con l’orecchio sinistro.

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