Jorja Smith – Be Right Back

Carlotta Corsi per TRISTE©

Sono sicura che le nuove riaperture non mettono a disagio soltanto me.
Ci sarà di certo qualcuno che, esattamente come me, prova una certa voglia di staticità mentre il mondo riprende a pieno regime la propria corsa con una velocità disarmante.
Non riesco a stare al passo.
In questo momento preciso sento che mi è stata tolta qualche possibilità e che alla mia età si dovrebbe avere qualche certezza per il proprio futuro, ma non voglio iniziare uno sproloquio lamentandomene senza fine.
Sto solo cercando di tornare in careggiata insieme agli altri.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 26: Would-Be-Goods

Would-Be-Goods

Would-Be-Goods, the band fronted by singer Jessica Griffin, owes its name to the 1901 novel The Wouldbegoods, by children’s author E. Nesbit.
On the first album, The Camera Loves Me, released in 1988, on the legendary él label, Jessica was backed by members of The Monochrome Set. In 1993 she worked with the Monochrome Set on a second album, Mondo, produced by Monochrome Set singer Bid and released on the Japanese label Polystar and then on Cherry Red in England. Peter Momtchiloff, formerly of Talulah GoshHeavenly, and Marine Research joined the band in 1999 and two EPs, Emmanuelle Béart and Sugar Mummy, were released in 2001 and 2002 followed by a new album, Brief Lives, released on Matinée Recordings and Fortuna Pop!
The band recorded a fourth album, The Morning After, in 2004 and a fifth, Eventyr, was released in November 2008. There were rumors that band began working on a sixth album in 2019, but it was only in October 2020 that Jessica Griffin began a new project: writing a song a day, with a new title provided every evening by her partner and bandmate Peter Momtchiloff. All the songs were written and performed by Jessica. Fifteen of the songs were released on Bandcamp (as three five-song EPs) in March 2021.

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Squid – Bright Green Field

Francesco Giordani per TRISTE©

Da giorni guardo e riguardo su YouTube il video di No Pressure dei Field Music – tra l’altro: recuperate il loro ultimo Flat White Moon, ne resterete incantati, garantito.
Un poco meno che magistrale scherzo, in bilico fra geniale parodia di tutti quei tutorial bricolagistici di cui da tempo straborda l’etere telematico e una spiritosissima dichiarazione (auto)performativa di poetica in forma di manuale d’assemblaggio: la canzone dei Field Music che “si spiega” da sola, per così dire…

Certo, fa sorridere, eppure qualche idea nel cervello mi balena velocissima, mentre ragiono tra me e me sull’arte “oulipiana” di una musica tutta cerebrale, rigorosamente “costruita” e ricombinata a tavolino sulla base di regole tanto arbitrarie quanto bislacche che la mano del demiurgo si autoimpone di rispettare. Musica che assai spesso, e contro ogni aspettativa, si rivela più imprevedibile, immaginifica e delirante della disarmata monotonia di tante creazioni che puntano tutto o quasi sulla nuda immediatezza dell’espressione, sul come viene viene purché nasca spontaneo e così via. Del resto la bellicosa discordia fra cuore e cervello è un falso problema, più mito che realtà: solo il concorso di entrambi (o meglio: il reciproco inesorabile eclissarsi del primo nel secondo e viceversa) genera bellezza duratura e autentica visione.

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Damien Jurado – The Monster Who Hated Pennsylvania

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Mettetevi nei panni di un cantautore folk che si appresti a lavorare sul suo prossimo album. Magari nei panni di uno di quelli che hanno una lunga e (moderatamente) gloriosa carriera già all’attivo.
Quale sarà la vostra prossima mossa? Abbandonare e evitare tutti i cliché del folk, le chitarre pizzicate, i testi introspettivi, i più o meno poetici commenti sulla vita e sulla società, rischiando di alienarsi lo zoccolo duro dei fan, nella speranza che la svolta possa interessare e convincere la critica, sempre pronta di solito, a scagliarsi sulla monotonia e scarsa attitudine alla sperimentazione dei rappresentanti del vostro genere musicale? Oppure preferireste muovervi su un terreno più sicuro, in un ambiente protetto che possa preservare intatte le vostre caratteristiche, senza sconvolgere chi vi segue da tempo, pur nella consapevolezza che, con molta probabilità, se tutto va bene, vi sentirete dire “l’ennesimo buon disco di… che non dice molto di più di quanto già detto dall’autore”?

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Phantom Handshakes – No More Summer Songs

Francesco Amoroso  per TRISTE©

“Finally I saw that worrying had come to nothing.
And gave it up. And took my old body
and went out into the morning,
and sang.”
(Mary Oliver – I Worried)

Snoopy, questa volta nei panni di “Bracchetto scout”, si è perso durante un’escursione e viene salvato da Loretta, una buffa girl scout che vende biscotti (“Ottimi Biscotti!“). Finalmente di nuovo sdraiato sul tetto della sua cuccia, è redarguito da Charlie Brown che gli dice: “Come hai fatto a perderti se avevi la bussola? Non sapevi che quella enne vuol dire Nord?“. “Pensavo volesse dire “Nessun Posto”” replica desolato Snoopy.
Suppongo che, in originale, il “nessun posto” fosse un semplice (e più efficace) “Nowhere”.

Rileggendo in questi giorni (pubblicate sul Post) queste strisce, sono rimasto colpito dalla loro involontaria attualità. Non è difficile immaginarci nei panni di Snoopy, persi da qualche parte e convinti che la bussola riesca solo a indicarci “Nessun posto”, un non luogo che, anche qualora riuscissimo a raggiungerlo, probabilmente ci farebbe sentire ancora più persi di prima.

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