Keeley Forsyth – Limbs

Peppe Trotta per TRISTE©

Un album di rara intensità, intriso di profondo lirismo, ha sancito nel 2020 il debutto discografico di Keeley Forsyth.
Archiviata – almeno temporaneamente – una carriera più che ventennale in qualità di attrice televisiva e cinematografica, l’artista inglese ha trovato nella musica il mezzo espressivo più congeniale per dare voce al suo tormentato universo interiore.

Già Photograph – lavoro breve che di quel brillante esordio rappresenta un’ideale estensione – lasciava intuire che Debris non sarebbe rimasto un episodio singolo e a darne ulteriore conferma arriva ora la pubblicazione di un nuovo tassello altrettanto coinvolgente.

Limbs riparte da dove la strada si era interrotta.
La sua materia è ancora un insieme di parole e suoni difficilmente catalogabile, spesso accostata – correttamente, anche a detta della stessa autrice – ai tracciati più recenti di Scott Walker.
Su tutto svetta l’interpretazione magnetica della Forsyth, la sua vocalità enfatica che si fa strada tra ambientazioni rarefatte, costruite rinnovando la collaborazione con Matthew Bourne e rese più atmosferiche grazie all’apporto dell’elettronica di Ross Downes.
Gli scenari flessuosi scaturenti dall’accostamento di stille acustiche essenziali e modulazioni vaporose sono nuovamente il fondale su cui procede la narrazione, ma, superata l’urgenza comunicativa alla base delle tracce di Debris, il suono trova una formulazione più definita capace di esaltare la scrittura dell’autrice.

A partire dal dolente incedere di Fires, a prevalere è una dimensione algidamente diafana scandita a tratti da flebili battiti e squarciata dal ricorso a un registro più acuto. Gradualmente la combinazione alchemica tra trama degli strumenti e correnti sintetiche si cristallizza in un equilibrio impeccabile, evidente nel dittico centrale formato Land Animal e Blindfolded e culminante nella incalzante marea elettroacustica di Wash, apice emotivo del disco.

Come già accadeva con Start Again, il frangente conclusivo – in modo particolare la dichiarazione d’intenti racchiusa nella splendida I Stand Alone – si apre ad una visione più ariosa che lascia permeare un bagliore confortante tra le spesse ombre di un itinerario introspettivo, ma non introverso, cesellato con un’eleganza fuori dal comune. Semplicemente emozionante.

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