Chris Brain – Bound To Rise

Francesco Amoroso per TRISTE©

Negli ultimi mesi, su queste pagine virtuali – ma anche su quelle reali e tangibili della rivista musicale con cui collaboro – mi sono occupato di alcuni album che hanno avuto una grande risonanza mediatica e un notevole riscontro commerciale e che, probabilmente, lasceranno un segno nelle cronache musicali del 2022 (e, magari, qualcuno di loro, sarà ricordato anche negli anni a venire).
Questo ha comportato che, nell’analizzarli, dovessi tenere conto oltre che dell’aspetto strettamente musicale e artistico degli stessi, anche del loro rapporto con la cultura, la società e le tendenze entro le quali queste creazioni artistiche sono state prodotte.
Non me ne lamento, ma mi sento più a mio agio quando posso concentrarmi sulla musica e sulle sensazioni che essa suscita in me. In fondo non sono altro che un appassionato di musica e ho titolo solo per tentare di trasmettere, attraverso le parole, ciò che la musica mi fa provare.

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CMAT – If My Wife New I’d Be Dead

Giacomo Mazzilli per TRISTE©

É passato talmente tanto tempo dall’ultima volta che ho scritto qualche riga, che non so nemmeno più quale sia il template che dovrei utilizzare. But I left you overnight, I left you overnight …
Di questa finestra temporale, durata esattamente 4 anni (il mio ultimo post risale al 2018, per un disco meraviglioso), ho qualche immagine nella testa: il pomeriggio temperato in cui visitai il cristo velato, la mia collezione di vinili, il freddo pomeriggio in cui mi precipitai a casa per vedere per la prima volta mia figlia, l’evoluzione nei gesti e nelle parole di mio padre. But who needs God when I have Robbie Williams?

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Honeyglaze – Honeyglaze

Francesco Amoroso per TRISTE©

“They say you know nothing at eighteen. But there are things you know at eighteen that you will never know again.”
(Andrew O’Hagan, Mayflies)

Dubito che i giovani componenti del trio di South London Honeyglaze siano ancora diciottenni, ma questa frase, pronunciata dal protagonista del magnifico romanzo di Andrew O’Hagan, Mayflies (in italiano “Effimeri”), mi sembra riesca a contenere in sé praticamente tutto quello che c’è da dire sull’esordio di questa band di giovanissimi.
Nati in piena pandemia, gli Honeyglaze non hanno avuto molte opportunità per suonare dal vivo e sono entrati in studio privi dell’esperienza live che di solito caratterizza il percorso artistico delle band indipendenti d’oltremanica. Eppure nell’album d’esordio, omonimo -come si faceva una volta- riescono a essere coinvolgenti, energici e vitali e a sprigionare tutto il loro talento con grande sicurezza e personalità.

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Wet Leg – Wet Leg

Francesco Amoroso per TRISTE©

Qualche giorno addietro mi è capitato di leggere che la critica musicale sarebbe, secondo alcuni, ormai arrivata al capolinea.
Si diceva che non si
E’ un’affermazione che mi sento almeno parzialmente di condividere: i tempi sono cambiati, lo streaming ha “democratizzato” l’ascolto musicale e la possibilità di ascoltare qualsiasi cosa (quasi…) in tempo reale e senza dover sborsare praticamente un euro, permette a chiunque di farsi un’idea senza dover ricorrere al filtro di un (presunto) esperto o ai suggerimenti di una rivista specializzata, visto che basta affidarsi agli algoritmi dei servizi di streaming. Chiunque può dire la propria e spesso lo fa dopo un solo ascolto (a volte anche senza un ascolto completo). Una specie di critica musicale che verrebbe dal basso, esautorando, come accade in ogni campo, i “professoroni” e negando loro ogni ruolo.

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Kee Avil – Crease

Peppe Trotta per TRISTE©

Spigoloso, sfaccettato, straniante. È un songwriting sopra le righe e difficilmente catalogabile quello proposto da Vicky Mettler – chitarrista del progetto Land  Of Kush guidato da Sam Shalabi e produttrice del Concrete Sound Studio – nella sua prima prova sulla lunga distanza firmata Kee Avil. 
Le tre tracce dell’ep omonimo risalente al 2018 anticipavano solo parzialmente gli ingredienti alla base di Crease rivelando in nuce caratteristiche ed affinità adesso pienamente palesate. PJ Harvey, Scott Walker, Grouper sono solo alcuni dei nomi accostati alla musicista canadese,  ma in realtà i riferimenti rintracciabili nel suo ansiogeno universo sonoro potrebbero essere molto più numerosi e comunque sempre parziali e fuorvianti.

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