Stephen Fretwell – Busy Guy

Francesco Amoroso  per TRISTE©

All the lonely people
Where do they all come from?
All the lonely people
Where do they all belong?”

Vi siete mai chiesti dove finiscono gli artisti che (più o meno) baciati dalla fama e dal successo commerciale, scompaiono per molti anni per poi, in alcuni casi, riapparire all’improvviso e riprendere il discorso interrotto, quasi come se il tempo non fosse passato?

Che cosa hanno fatto negli anni di anonimato, di assenza dalle scene? Hanno forse tentato, con fatica e sacrificio, di riprendersi il centro del palco, oppure si sono mestamente ritirati in campagna a meditare e a cercare di riconnettersi con la propria creatività? Oppure, ancora, hanno abbandonato i loro sogni e si sono rifugiati in una vita ordinaria per poi essere, nuovamente, folgorati sulla via di Damasco dall’ispirazione?

Quando, prima dell’avvento dei social network e di internet, era più facile sparire e far perdere definitivamente le proprie tracce, i ritorni sulle scene erano più rari e ancora più inaspettati e ammantati da un’aura di mistero. Adesso che la distanza tra un artista e il suo pubblico si è ridotta in maniera considerevole, è difficile essere del tutto dimenticati dagli appassionati, ma a volte, è ancora possibile che accada.

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The Green Kingdom – Empyrean

Peppe Trotta per TRISTE©

Al di là delle nuvole, dove il cielo diventa quiete eterna.
Lasciare fluire libero il pensiero, sentirlo ascendere in uno spazio etereo e rinfrancante dove poterlo temporaneamente liberare dalle tribolazioni del quieto vivere.

Sarebbe una rivisitazione interessante dell’Empireo, di quell’ambiente immateriale sopra ogni cosa dove il cattolicesimo medievale poneva l’entità suprema. Uno spazio utopico che però a volte è possibile plasmare abbandonandosi alla forza immaginifica del suono.

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Lightning Bug – A Color Of The Sky

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Le nostre speranze vengono di frequente deluse e le nostre aspettative disattese ma, per fortuna, la bellezza e l’emozione si trovano, a volte, dove meno te le aspetti.
A quanti nuovi album di artisti che vi avevano colpito e coinvolto, che avevate amato follemente vi siete avvicinati con trepidazione certi che i vostri sensi sarebbero stati nuovamente rapiti, per poi riportarne, nel migliore dei casi, un tiepido piacere?

E’ probabile, in effetti, che il non avere alcuna aspettativa sia molto utile per rimanere pienamente soddisfatti, per uscire del tutto appagati da un esperienza che non avevamo caricato di significato e importanza.

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Mt. Misery – Once Home, No Longer

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Alla fine non è tornato a casa.
Forse perché quelle che una volta era la casa del football ora non lo è più (e non lo è più da un centinaio di anni, ma in molti da quelle parti non vogliono farsene una ragione).

Eppure son così tanti i legami che ho con l’Inghilterra (e con la Gran Bretagna tutta) che durante e dopo l’emozionante partita di ieri sera non ho potuto fare a meno di pensare a quanto la perfida Albione mi abbia regalato, a quanto la mia (e non solo mia, credo) vita sia stata influenzata dalla musica proveniente da quelle parti, quanto il mio immaginario, non solo musicale, sia comune a quello di tanti inglesi.

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The Goon Sax – Mirror II

Francesco Amoroso  per TRISTE©

La condizione di “figli d’arte”, per quanto possa, in molti casi, facilitare l’inizio di una carriera, non deve essere particolarmente comoda, sia per l’inevitabile e continuo paragone con un genitore illustre, sia per la grande difficoltà a essere presi sul serio e non considerati semplicemente dei raccomandati.
Eppure di figli d’arte sono piene le scene artistiche e quella musicale non fa eccezione.

Nel caso specifico, quando sei australiano, porti il cognome Forster e decidi di fare indie rock chitarristico, nervoso e melodico con testi acuti e intelligenti, probabilmente avrai già messo in conto che ogni tua nota verrà paragonata a quelle che il tuo illustre padre aveva scritto e suonato con i Go Betweens.

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