The Murder Capital – Blindness

Siete mai stati in Irlanda? 
Ho sempre pensato a questo paese come  a un potenziale spazio liminale. Attraversarlo, anche solo per una piccola parte, crea un piacevole disorientamento. Non si riesce a non immergersi completamente nella sua cultura, che non è del tutto e semplicemente anglofona. I suoi abitanti hanno a cuore quello che è, già di per sé, un posto magico, sentono un legame inestricabile -che rivendicano sempre e ovunque si trovino- con la loro casa. Le storie, che siano leggende del passato o passaggi storici recenti e di inaudita crudezza, si tramandano nei romanzi, nei racconti (consiglio vivamente di recuperare il podcast “Troubles” di Samuele Sciarrillo) e attraverso i canti, fondamentali per l’emancipazione culturale e politica di questo paese. Negli ultimi anni, in Irlanda, stiamo assistendo a un rinnovato fermento musicale. Una nuova rivoluzione, un movimento musicale e culturale di cui The Murder Capital sono uno dei punti fermi e imprescindibili. 

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Anna B Savage – You & I Are Earth

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Ethel Cain – Perverts

Sono molto affezionata a Ethel Cain.
Ancora frastornata dal lockdown, nel 2022, passeggiavo nel verde della mia provincia, allora così odiata e che ora, domiciliata a Milano, mi manca terribilmente. Ascoltavo Inbred, e l’avevo appena scoperto.
A gennaio 2025 è uscito il nuovo album di Ethel Cain, Perverts, e mi trovo di nuovo a camminare ascoltando Hayden Silas Anhedönia. Sono nove tracce, per ottantanove minuti totali di suoni trascinati, parole distorte, spesso rumori, sovente anche striduli. La prima traccia, Perverts, dura 12 minuti ed è suono puro.

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Bananagun – Why Is the Colour of the Sky?

Il notevole videoclip di Mind’s A Lie dei londinesi High Vis pare a tratti raccontare il sequel  delle imprese del giovanissimo protagonista di un altro videoclip, ovvero This Can’t Go On di Bill Ryder-Jones, che tanto avevamo amato nei primi mesi di quest’anno. Nella staffetta tra il primo e il secondo tempo del racconto, esaurita la spinta idealistica della prima giovinezza, l’ex adolescente ormai adulto continua la sua folle corsa a testa bassa, che appare improvvisamente come priva di una meta, più simile allo sbattere d’ali di un uccello in gabbia o allo smanacciare di un pugile che prende a pugni la sua ombra, tenuto in vita solo dal vibrare della propria rabbia.

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Field Music – Limits of Language

Nei coriandoli di tempo disponibili, ahimè sempre più rari e microscopici, continuo a seguire con sincero interesse le vicende di alcuni reduci dei cosiddetti anni Zero a cui si legano tanti piacevolissimi ricordi della mia prima giovinezza. Se i Libertines, alle soglie dei una mezza età splendidamente portata, si sono concessi il lusso di firmare uno dei loro dischi più coesi e ispirati di sempre (tenendo nel conto anche le produzioni collaterali dei due luogotenenti Barat e Doherty), qualcosa di non troppo dissimile è riuscito ai sin troppo taciuti, ormai quasi dati per scontati (faccio mestamente mea culpa…) Elbow di AUDIO VERTIGO. Restando a nord e spostandosi dalla contea della grande Manchester a quella del Northumberland, anche i sempre cari Maxïmo Park hanno saputo scaldare quest’inizio di inverno con un disco luminoso, Stream of Life, che fatica non poco ad uscire dal mio lettore, tante sono le emozioni e i ricordi che canzoni come Favourite Songs o The End Can Be As Good As The Start suscitano ad ogni nuovo ascolto.

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