Wet Leg – Wet Leg

Francesco Amoroso per TRISTE©

Qualche giorno addietro mi è capitato di leggere che la critica musicale sarebbe, secondo alcuni, ormai arrivata al capolinea.
Si diceva che non si
E’ un’affermazione che mi sento almeno parzialmente di condividere: i tempi sono cambiati, lo streaming ha “democratizzato” l’ascolto musicale e la possibilità di ascoltare qualsiasi cosa (quasi…) in tempo reale e senza dover sborsare praticamente un euro, permette a chiunque di farsi un’idea senza dover ricorrere al filtro di un (presunto) esperto o ai suggerimenti di una rivista specializzata, visto che basta affidarsi agli algoritmi dei servizi di streaming. Chiunque può dire la propria e spesso lo fa dopo un solo ascolto (a volte anche senza un ascolto completo). Una specie di critica musicale che verrebbe dal basso, esautorando, come accade in ogni campo, i “professoroni” e negando loro ogni ruolo.

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Broadcast – Maida Vale Sessions

Francesco Amoroso per TRISTE©

Quest’anno Trish Keenan avrebbe compiuto 54 anni (era nata come Patricia Anne Keenan il 28 September 1968 a Winson Green, Birmingham). Sono passati poco più di undici anni da quando le assurde complicazioni di una polmonite se la sono portata via.

Quando un artista muore giovane è abbastanza frequente che la sua figura e la sua opera vengano considerate sotto una diversa luce rispetto ai loro colleghi che, invece, invecchiano, sfioriscono e, spesso, perdono l’ispirazione, sotto gli occhi attenti e spietati del pubblico.
Mi capita spesso di chiedermi se Ian Curtis (o Nick Drake, o anche Jim Morrison) sarebbero state le stesse figure di culto se ce li avessimo ancora davanti, invecchiati, imbolsiti, magari calvi o, peggio ancora, con i capelli tinti e se i loro album (solisti, s’intende, che a stare nella stessa band per troppi anni è davvero quasi impossibile) fossero stati meno ispirati e originali di quelli che ci hanno lasciato. E, allo stesso modo, mi capita di chiedermi quale status avrebbero raggiunto, se se ne fossero andati giovani, artisti come Morrissey che, invece, sono, almeno sotto certi aspetti, invecchiati male.

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Pete Doherty e Frédéric Lo – The Fantasy Life of Poetry & Crime

Francesco Giordani e Tiziano Casola (con Cassandre) per TRISTE©

Francesco: C’è stato un momento, breve ma intenso come si suol dire, nel quale la musica “indie” (ovvero, in senso molto lato, non “mainstream”) era per noi (ormai ex) giovani più o meno ciò che i vari Instagram e Tiktok sono per i giovani di oggi. Ovvero, detto in modo assai rudimentale, un sistema simbolico per autorappresentarsi e costruire attivamente un proprio mito biografico, un’identità pubblica da offrire e condividere con gli altri, all’interno di una serie di contesti deputati allo scopo, all’epoca ancora abbastanza fisici (scuole, università, librerie, pub, sale da concerto).
Al posto del viscoso armamentario egolatrico di emoji, jingle, selfie e filtri cosmetici vari che oggi imperversano nei nostri display, si utilizzavano però, quasi fossero avatar o carte di Magic, le nostre band predilette, le loro canzoni, le loro parole, persino il loro guardaroba.

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Lightning In A Twilight Hour – Overwintering

Francesco Amoroso per TRISTE©

Scrivono che il passato sarebbe un paese straniero.
Idiozie. Il passato è la mia patria. Il futuro è un paese straniero, pieno di volti estranei, non voglio entrarci
“.
(G. Gospodinov, Cronorifugio)

Scrivo di Bobby Wratten e dei suoi progetti con un certo imbarazzo.
Quel che succede di solito con le sue canzoni è che interpretino e mettano a nudo i miei sentimenti come se fossi io stesso a scriverle (se solo sapessi vagamente scrivere una canzone, interpretare i miei sentimenti e metterli a nudo in maniera sincera e artistica).
E, così, a parlare di lui, delle sue canzoni e dei suoi album mi sembra sempre di espormi troppo, di rivelare di me stesso gli aspetti più intimi e segreti, quelli più fragili, i miei punti deboli.
Non solo.

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Simon Love – Love, Sex & Death Etc

Francesco Giordani e Tiziano Casola per TRISTE©

Francesco Giordani: Visto che ci è stato affidato il compito di raccontare ai nostri lettori il nuovo brillante album di Simon Love, suggerisco di iniziare questo dialogo facendo quel che da sempre ci riesce meglio. Ovvero divagare. Nella fattispecie prendo subito una scorciatoia aneddotica e svelo che, non appena ho sentito il singolo Me and You, attratto da quella sua irresistibile, burrosa, fragranza da brioche inglese fatta in casa, non ho potuto fare a meno di pensarti. Ti ho dunque prontamente scritto su Whatsapp, come spesso mi capita di fare in questi casi. Devo dire che non ti sei scomposto più di tanto. Anzi, con mia somma sorpresa, hai subito puntualizzato che non solo conoscevi Simon Love ma che addirittura ne possedevi un disco, avendolo visto dal vivo anni addietro. Prima di porti altre domande, ti chiedo dunque di raccontare questo tuo incontro con Simon Love, che mi pare davvero un segno del destino…

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