Sorry – Anywhere But Here

Francesco Giordani per TRISTE©

Lo ammetto candidamente. Non mi avevano conquistato più di tanto i Sorry con il loro esordio 925, apparso nel marzo 2020 e ben accolto tanto dalla critica quanto dal pubblico di settore, pur in assenza di un vero e proprio tour promozionale a far da traino. Una prova non certo brutta, sia chiaro, che lasciava tuttavia trasparire un potenziale comunicativo per lo più inesploso, ancora piuttosto vago, un po’ Kills, un po’ XX, un po’ Yeah Yeah Yeahs, un po’ anche Goat Girl o Porridge Radio, solo per venire alla cronaca più recente.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 87: Her Skin

Her Skin

Her Skin, 26-year-old Sara Ammendolia, is an Italy-based singer-songwriter. Sara is originally from Modena, Italy, and began writing songs when she was fifteen. Having a passion for music since as long as she can remember, the first song she ever liked was Le Freak by Chic. Her Skin first Ep, Goodbyes and Endings, came out in September 2015 and, in May 2016, she released her second EP Head Above the Deep.
Her debut album Find A Place To Sleep was out in 2018 on We Were Never Being Boring, and, after three singles, Suitable, Heavy-Heated and Confident, her sophomore album I started a garden (her debut UK album) is out now, again on WWNBB, containing nine new songs.
She takes her inspiration from artists such as Sibylle Baier, Vashti Bunyan, Mac DeMarco, Beirut, Joni Mitchell, Jay Malinowski, The Kinks, the Head and the Heart.
Her Skin has a thing for very sad lyrics combined with delicate and light-hearted melodies.

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Alvvays – Blue Rev

Tiziano Casola per TRISTE©

C’è stato un tempo in cui, una volta constatato che no, non compravo più dischi, decisi che alla fine di ogni anno avrei comprato almeno un paio quegli album che, dopo vari episodici ascolti online, mi rimanevano inevitabilmente impressi.
A questo mio proposito tenni però fede soltanto una volta, quando – mossa etica – ordinai due titoli al negozio di dischi della mia città.
Fu in quell’occasione che, da piccolo consumatore, decisi di dichiararmi cliente degli Alvvays, dei quali acquistai il validissimo secondo album, Antisocialites (2017), sperando chiaramente che almeno una piccola parte dei miei averi arrivasse nelle loro tasche in Canada.

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Marina Allen – Centrifics

Francesco Amoroso per TRISTE©

In un magnifico libro (romanzo? biografia? saggio?) su Dostoevskij, dal titolo Sanguina Ancora, che mi è capitato di leggere poco tempo fa – anche se risale all’anno scorso – Paolo Nori si chiede, nelle primissime righe dell’introduzione che senso ha, nel 2021 (ma credo che anche nel 2022 la domanda non sia oziosa), leggere Dostoevskij. Perché, si chiede l’autore, una persona di venti, o di trenta, o di quaranta, o di settant’anni dovrebbe mettersi, oggi, a leggere o rileggere Dostoevskij?
La sua risposta immediata è molto semplice e diretta: “Non lo so” (approfondendo, naturalmente, una risposta più articolata arriva, ma non è, adesso, quello che conta).
Ecco, parafraso il grande Nori, a chi mi chiedesse che senso ha oggi, nel 2022, ascoltare una cantautrice folk, potrei fornire la stessa risposta immediata: “Non lo so”.
A chi mi chiedesse che senso ha, oggi nel 2022, ascoltare Marina Allen, direi che non lo so. Poi, però, andrei avanti.

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Tallies – Patina

Francesco Amoroso per TRISTE©

All’improvviso mi è tornata in mente un’affermazione che Bobby Gillespie, il leader dei Primal Scream, aveva fatto alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. Nel tentativo di difendere il suo primo album, Sonic Flower Groove (“E diciamolo! Diciamo una volta per tutte la verità nascosta dal velo di Maya del diktat elettronico: questo é il miglior album dei Primal Scream.” cit.), dalle feroci critiche piovutegli addosso dalla stampa inglese che lo tacciava di revivalismo, il buon Bobby affermava che se fare pop psichedelico nel 1987 era considerato revival, allora si sarebbe dovuto considerare una forma di revival anche fare sesso, nel 1987 come in qualsiasi altra epoca. In fondo, sosteneva ancora Gillespie, se ami molto fare qualcosa perché non potresti ripeterla, con lo stesso piacere, ogni volta che ti va?
Cito a memoria perché di questa affermazione – che, allora minorenne, mi colpì molto (anche per l’esplicito riferimento al sesso che per me era ben lungi dall’essere un revival…)- non trovo traccia.
Mi è tornata comunque in mente, però, mentre ascoltavo il nuovo album dei canadesi Tallies, Patina, un album che, senza giri di parole, definirei bellissimo e che, invece, mi sembra sia poco considerato proprio per il suo essere un album decisamente revivalistico. Ma, appunto citando Bobby, se una cosa è bella e ti da piacere perché non dovresti ripeterla?

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