Luigi Pavone – Babies

Luigi Pavone è nato nel 1985, come me.
Il 1985 è un anno che, almeno nella memoria collettiva italiana, si lega principalmente ad una delle più massicce nevicate della storia meteorologica nazionale. Ma il 1985 fu anche l’anno del Live Aid e di We Are The World,  di romanzi memorabili come Trilogia di New York, Meno di Zero, Meridiano di sangue e Atlante occidentale e di album non meno importanti come Steve McQueen, Songs from the Big Chair, Meat Is Murder e Psychocandy. Nel 1985, accendendo la radio, avreste potuto sentire Take On Me e poi magari Close to Me, mentre nel cinema più vicino vi avrebbero molto probabilmente accolto pellicole straordinarie come Ritorno al futuro, Brazil, The Goonies e Breakfast Club.
Insomma il 1985 sembrerebbe esser stato, a posteriori, un anno non così brutto da vivere. O in cui nascere.

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Andrew O’Hagan – Mayflies (Effimeri)

Francesco Giordani e Francesco Amoroso per TRISTE©

“And the words we sang were daft and romantic and ripe and British, custom-built for the clear-eyed young”

Approfittiamo della relativa bonaccia discografica, che in realtà già va increspandosi, ahinoi, per strappare un ultimo scampolo di parole da lasciare in memoria del nostro 2022.
Un anno, forse più del previsto, ricco di sorprese, eccitazioni e scoperte musicali (tutte più o meno documentate a dovere dalle nostre tradizionali classifiche decembrine), a cui si aggiunge, sul versante letterario, un libro che pare scritto proprio per “quelli come noi” e che, esattamente per tale motivo, merita di essere ricordato e custodito. E raccontato a chi ancora non l’ha letto.

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Mark Fisher – Scegli le tue armi (Scritti sulla musica)

Francesco Giordani per TRISTE©

All’indomani dell’ennesima sconfitta politica, la sinistra italiana è tornata serenamente a fare quello che da sempre le riesce meglio ovvero martirizzarsi, intonare il vibrante quanto monotono peana dei “contenuti” e, soprattutto, discutere del prossimo segretario di partito.
Potrebbe invece, la sinistra italiana, tornare utilmente a studiarsi un po’ di “fondamentali” o, almeno, provare a riprendere in mano le centocinquanta paginette di Realismo Capitalista di Mark Fisher. Che è esattamente ciò che ho fatto io, con piacere sottilissimo misto a sadica disperazione, il giorno dopo l’esito delle ultime elezioni.

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OUR VISION TOUCHED THE SKY. Fenomenologia dei Joy Division

Francesco Giordani per TRISTE©

Il lettore italiano ha da qualche anno a disposizione una bibliografia non trascurabile sui Joy Division. Certo, non monstre quanto quella in lingua inglese (esponenzialmente più estesa), ma comunque non trascurabile, soprattutto se si pensa che la band ha registrato in tutto cinquantatré canzoni in circa quattro anni di attività, senza peraltro mai raggiungere livelli di popolarità mainstream.

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Paolo Bardelli – 1991. Il Risveglio del Rock (Intervista esclusiva)

Francesco Giordani per Triste©

Nel 1991 avevo sei anni e l’unico ricordo che serbo di quell’anno è inevitabilmente legato al mio brillante debutto nella scuola elementare. Invidio dunque chi all’epoca di anni ne aveva magari anche dieci più di me e poteva dunque viversi le sue strabilianti epifanie musicali (e che epifanie, come vedremo…) rigorosamente “in tempo reale”, fra riviste, negozi di dischi, programmi radiofonici o televisivi, cassettine duplicate con tracklist diligentemente redatte a penna.

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