Constant Follower – Neither Is, Nor Ever Was

Francesco Amoroso per TRISTE©

La sensazione costante nell’affrontare la vita è che ci vogliano sempre pronti ai blocchi di partenza, sempre scattanti, sempre di corsa, indirizzati verso qualche traguardo.
Chi si ferma è perduto, chi indugia viene lasciato indietro, chi si distrae rischia di non cogliere il momento giusto e diventare obsoleto. Pronti? Partenza… Via!

Non è prevista l’ipotesi di interrompere lo starter dopo la prima domanda e fargli comprendere che no, non siamo pronti, anche se è tutta la vita che ci alleniamo per quella corsa. Anche se fino a un attimo prima, piegati sul tartan della pista di atletica, ci sembrava che dopo lo sparo avremmo divorato il mondo, in realtà ci siamo appena resi conto che non siamo affatto pronti ad affrontare l’ennesima corsa. Anzi che abbiamo deciso di ritirarci e non correre più.
Non è una scelta contemplata – non lo è, né lo è mai stata – tanto che tra il “Pronti” e il “Via” non avremmo comunque il tempo di pronunciare nemmeno quel monosillabo che ci tirerebbe finalmente fuori dalla gara.

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Hayden Thorpe – Moondust For My Diamond

Francesco Giordani per TRISTE©

Devo ammettere di aver scritto già tanto su Hayden Thorpe e sui suoi Wild Beasts, in ormai quasi vent’anni di ininterrotti ascolti e frequentazioni per così dire sonore. In un paio di casi, ad onor del vero, addirittura personali.

Nel 2010, nelle vesti di eccitatissimo corrispondente romano per conto di una rivista che ancor oggi potete trovare in edicola, seguivo non ricordo più quale edizione della rimpianta rassegna M.I.T. Meet in Town all’Auditorium Parco della Musica. Imbattutomi casualmente in un danzante Thorpe, abilmente mimetizzato nella folla grazie ad un cappellino di lana – la breve ma folgorante esibizione della sua band era terminata pochi minuti prima nella sala Teatro Studio – non ebbi un solo istante di esitazione nel riconoscerlo, chiedendo e ottenendo autografo in criptica grafia (l’alcool o chissà che fluido mistico era probabilmente già entrato in circolo) su una Moleskine rossa da cronista rampante che ancora conservo.

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Grouper – Shade

Peppe Trotta per TRISTE©

Nebbia così fitta
che non mi
vedo
più
il cuore.

Trovo perfetti questi versi di Nazim Comunale per descrivere il paesaggio da cui immagino emergere le creature sonore plasmate da Liz Harris. Un territorio crepuscolare immerso in un presente eterno dove lo scorrere del tempo perde definizione.
E in effetti le tracce degli itinerari enigmatici firmati Grouper sono spesso composizioni scritte nel corso degli anni e improvvisamente recuperate per cristallizzare le sensazioni del momento.
Non fa difetto a questo peculiare processo creativo Shade, album intriso di un lirismo fragile che prosegue la ricerca di una forma cantautorale sempre più scarna e diretta.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 43: Olivier Rocabois

Olivier Rocabois (credit: Alain Bibal)

Self-taught Breton singer-songwriter Olivier Rocabois was born in 1974. Quite soon he abandoned his studies in law and history to devote himself to his passion: Anglo-Saxon pop, The Beatles and their descendants. He, then, founded a myriad of groups in Rennes and then in Paris. ALL IF group was created in 2008 with Antoine Pinchot and Valentin Dutrey. A hundred concerts and a couple of self-produced records later, the album Absolute Poetry was released in the summer of 2017 (Pschent Music / Alter K). He also created a cover duet with German musician Jan Stümke: Puppets Of Digression. In addition, Olivier gladly lends his pen and/or his voice to more electronic obedience projects: Slove, Plaisir de France, Fedou, Kool Bandits, Now. Married, father of two boys, he lives as a recluse in his cottage in Yvelines. Raised on cult albums (Ram by McCartney, Giant Steps by the Boo Radleys), Rocabois developed an eclectic taste for the refined and the organic. His first solo record, the magnificent Olivier Rocabois Goes Too Far, was released on April 2, 2021 for the Acoustic Kitty label.

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The Courettes – Back in Mono

Tiziano Casola per TRISTE©

Intorno ai 12 anni, come tanti altri occidentali in altre decadi, feci la scoperta di Eleanor Rigby e decisi che sarei diventato un fan dei Beatles. Per farlo però bisognava essere preparati e, in un’epoca ancora pre-web, questo avrebbe richiesto parecchio tempo. Acquistai dunque (probabilmente in un mercatino dei libri usati, ipotizzo al borgo di Nettuno, ma chissà) il libro “Le canzoni dei Beatles” del 1969, una raccolta di testi dei fab4 che periodicamente rispunta fuori nelle librerie in forma riedita, in cui – attenzione – ai testi della canzoni sono affiancate splendide illustrazioni psichedeliche dell’epoca, curate da Alan Alridge.

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