Francesco Giordani per TRISTE©
Da giorni guardo e riguardo su YouTube il video di No Pressure dei Field Music – tra l’altro: recuperate il loro ultimo Flat White Moon, ne resterete incantati, garantito.
Un poco meno che magistrale scherzo, in bilico fra geniale parodia di tutti quei tutorial bricolagistici di cui da tempo straborda l’etere telematico e una spiritosissima dichiarazione (auto)performativa di poetica in forma di manuale d’assemblaggio: la canzone dei Field Music che “si spiega” da sola, per così dire…
Certo, fa sorridere, eppure qualche idea nel cervello mi balena velocissima, mentre ragiono tra me e me sull’arte “oulipiana” di una musica tutta cerebrale, rigorosamente “costruita” e ricombinata a tavolino sulla base di regole tanto arbitrarie quanto bislacche che la mano del demiurgo si autoimpone di rispettare. Musica che assai spesso, e contro ogni aspettativa, si rivela più imprevedibile, immaginifica e delirante della disarmata monotonia di tante creazioni che puntano tutto o quasi sulla nuda immediatezza dell’espressione, sul come viene viene purché nasca spontaneo e così via. Del resto la bellicosa discordia fra cuore e cervello è un falso problema, più mito che realtà: solo il concorso di entrambi (o meglio: il reciproco inesorabile eclissarsi del primo nel secondo e viceversa) genera bellezza duratura e autentica visione.
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