Luka Kuplowsky – Stardust

Francesco Amoroso per TRISTE©

Siete stufi di ascoltare il solito cantautore con la chitarra acustica che vi racconta delle sue immancabili pene d’amore?
Io, in fondo, non lo sono del tutto.
Suppongo che dipenda fondamentalmente dal fatto che è davvero difficile staccarsi da ciò che per tanto tempo ha fatto parte della propria vita, ma un cantante (una volta lo avremmo definito, bonariamente, “barbuto”) che, con l’accompagnamento di una chitarra acustica e nulla più, mi apre con sincerità il suo cuore, è qualcosa a cui non riesco facilmente a rinunciare e che, spesso, mi emoziona ancora.

Tuttavia è sempre lecito crescere e chiedere qualcosa di più.
E Luka Kuplowsky mi racconta che nelle sue canzoni l’amore è visto proprio come una componente necessaria per la crescita, per la scoperta di se stessi e degli altri. E, così, pur rinunciando a ogni cinismo, ma senza mai cadere in gratuite melensaggini, l’artista canadese canta di amori adulti (o, almeno, che contribuiscono alla crescita e all’arricchimento), amori che sono, per usare le sue stesse parole, la ricerca di “una sintonia paziente”.

Continua a leggere

Private World – Aleph

Francesco Giordani per TRISTE©

L’anno musicale volge inesorabilmente al suo autunno, il che, per un album così crepuscolare come Aleph, è un gran bene. Difficilmente i mesi che ci attendono potranno infatti avvolgersi in stoffe musicali più pregiate di quelle che i Private World hanno quasi maniacalmente ricamato.

La band synth-pop guidata dai raffinati esteti gallesi (di Cardiff) Tom Sanders e Harry Jowett, ha dipinto un album dal fascino sottile, sofisticato e malinconico, che va ad occupare, nella mente bislacca di chi scrive, il quarto vertice di un ideale quadrilatero sonoro che poggia i restanti piedi sugli esordi di Nation of Language e Westerman (recuperate il suo notevole Your Hero Is Not Dead) e sul bellissimo Gathering Swans dei Choir Boy, da noi già lungamente elogiato.
Progetti che peraltro, vuoi per l’anno maledettamente bisestile vuoi per una sempre più irreversibile disaffezione/distrazione del pubblico “alternativo”, hanno raccolto davvero troppo poco rispetto alla qualità (ingente) messa in campo.

Continua a leggere

Olec Mün – Reconciliation

Peppe Trotta per TRISTE©

Ripercorrere il passato alla ricerca delle proprie radici è un atto mai semplice eppure estremamente importante per comprendere se stessi e per capire da cosa scaturisce il proprio presente.
È una ricerca intima che spesso viene trattenuta, assorbita per essere gelosamente custodita.
Ma non sempre è così.
A volte, per ragioni diverse, si avverte la necessità di condividere le sensazioni derivanti da tale opera di scavo interiore e ci si ritrova a dover scegliere il mezzo a noi più affine per farlo. Marcelo Schnock alias Olec Mün ha scelto la musica, suo linguaggio d’elezione.

Continua a leggere

Throwing Muses – Sun Racket

Francesco Blasilli  per TRISTE©

Va bene.
Inutile girarci intorno.
Cominciamo con una confessione.
Io ‘sti “Throwing Muses” non sapevo assolutamente chi fossero.

Li ho ascoltati e quasi mi sono emozionato perché ho pensato a una band emergente che finalmente era di mio gradimento. Una cosa che suona terribilmente come Pj Harvey, come la colonna sonora di una stagione di “Peaky Blinders”. Ergo fichissima.

Quando ho cercato qualche notizia su di loro e ho scoperto che il prossimo anno (secondo wikipedia) festeggeranno i 40 anni di carriera, per poco non cado dalla sedia (cosa che mi sarei meritato).

Continua a leggere

Andrew Wasylyk – Fugitive Light and Themes of Consolation

Alberta Aureli per TRISTE©

Come è bello l’autunno appena all’inizio, la luce che cambia in un’ora soltanto e diventa rosa, e grigia, e poi blu, tornerà quella bianca dei giorni più freddi ma per il momento dal cielo incerto e mutevole cade l’acqua che arriva in profondità nella terra secca e impasta le zolle aperte dal caldo.

Rivoli metropolitani e pozzanghere in ogni dove, non basta allora aver aggiunto i calzettoni ai sandali, siamo zuppi come le strade lucide, l’acqua torna alla terra. E alla terra torniamo anche noi, come gli alberi, ogni volta che qualcosa o qualcuno sembra volerci sradicare, ogni volta che il vento soffia così forte da sollevarci in aria. E alla terra torna, per la terza volta, anche Andrew Wasylyk con il suo Fugitive Light And Themes Of Consolation, un disco dichiaratamente autunnale dedicato, come i precedenti due, alla sua regione d’origine, la Scozia della costa orientale.

Continua a leggere